Famiglie italiane a rischio fragilità: redditi inadeguati e welfare “fai da te”

In Italia, quasi il 60% delle famiglie ritiene che il proprio reddito sia insufficiente a coprire le principali necessità. Secondo un’indagine condotta da Nomisma, il 15% giudica le entrate del tutto inadeguate, mentre un ulteriore 44% le considera appena sufficienti.

Le spese per la casa e il costo della vita sono le principali voci di costo,  e oltre l’80% delle famiglie descrive difficoltà economiche maggiori rispetto alla rilevazione precedente. Nonostante l’inflazione si sia stabilizzata sotto il 2% e il tasso di occupazione abbia raggiunto il 62,5%, la percezione di una migliore condizione economica rimane appannaggio di pochi.

Quante rinunce forzate
La perdita di potere d’acquisto ha portato l’85% delle famiglie a tagliare le spese per il tempo libero, il 72% i consumi culturali e il 67% le attività sportive. In modo più preoccupante, una famiglia su due ha ridotto le spese sanitarie, mentre il 28% ha dovuto limitare quelle per l’istruzione.

Inoltre, il 10% delle famiglie dichiara che non sarebbe in grado di sostenere economicamente la nascita di un figlio, e una su sei non potrebbe affrontare la perdita di autonomia di un proprio membro.

Nel welfare manca il sostegno pubblico
Il welfare in Italia è sempre più basato sull’autosufficienza familiare: il 58% delle famiglie trova supporto all’interno della propria rete parentale, mentre solo il 29% riceve aiuto dai servizi pubblici.

Il ruolo delle imprese è marginale, con appena il 12% delle famiglie che dichiara di ottenere un sostegno concreto dai piani di welfare aziendale. Più incisivo è il contributo della Caritas, che fornisce un supporto equivalente a quello dell’intero sistema aziendale.

Le più in difficoltà? Le famiglie “sandwich”
Le più colpite da questa situazione sono le famiglie definite “sandwich”, ovvero quelle che si occupano contemporaneamente di figli piccoli e di genitori anziani: il 70% di queste segnala difficoltà nel coprire le spese sanitarie.

Anche i genitori soli con figli a carico e le famiglie del Sud mostrano un’accentata fragilità economica. Parallelamente, aumentano le difficoltà per le famiglie composte da una sola persona, particolarmente vulnerabili in assenza di una rete familiare.

Servono interventi strutturali
Dalla ricerca emerge chiaramente che il sistema di welfare italiano non è adeguato alle esigenze delle famiglie, specialmente in un contesto di crescita del disagio psicologico giovanile e di nuove responsabilità di cura. Serve un’azione sistemica per supportare concretamente le famiglie in difficoltà.

A che punto è la democrazia nel mondo? Nel 2024 c’è aria di insoddisfazione

In un clima di crescente insoddisfazione, la  seconda edizione dell’indagine globale Ipsos sullo stato della democrazia mette in luce un forte desiderio di riforme, e il sentimento prevalente è di insoddisfazione.
In generale, negli ultimi cinque anni prevale l’idea di una graduale erosione della qualità democratica in tutti gli 8 Paesi sondati, a eccezione della Polonia.

Il caso più eclatante è la Francia, dove il 74% percepisce un peggioramento. In Italia il 45% riporta un’opinione negativa.
Inoltre, in Francia, Italia, Spagna e Stati Uniti, la percentuale di cittadini insoddisfatti del sistema democratico raggiunge o supera il 50% (Italia 51%).
Al contrario, bilancio positivo in Svezia, Paesi Bassi e Polonia, dove la Svezia è l’unica con la maggioranza (68%) soddisfatta. 

Più soddisfatti delle istituzioni locali

È il governo locale quello in cui i cittadini si sentono meglio rappresentati. In Italia, il 44% si sente rappresentato dalle istituzioni comunali, il 37% da quelle regionali e solo il 31% dal governo nazionale. 

Parallelamente, migliora la percezione delle istituzioni sovranazionali, soprattutto in funzione di difesa della democrazia dalle minacce esterne. Ad esempio, il 50% di francesi, olandesi e polacchi si sente rappresentato dalla UE. In Italia, il 39%. 
Nonostante persista lo scetticismo sulla capacità di produrre risultati concreti per i cittadini, UE e NATO emergono come i principali difensori della democrazia.

Il sistema economico è sbilanciato

La convinzione diffusa però è che il sistema democratico favorisca principalmente le élite economiche e politiche a discapito dei singoli. Un sentimento particolarmente evidente in Italia (60%), Francia (57%) e Croazia (77%).

Prevale poi l’idea che il sistema economico sia sbilanciato a favore di ricchi e potenti (Italia 77%), con la fiducia nei leader politici ai minimi livelli. Solo il 2% di italiani e croati crede che i politici mantengano le promesse.
Tutto ciò si traduce in un desiderio di cambiamento radicale (Italia 56%), ma l’idea di attribuire maggiori poteri a presidenti o primi ministri è considerata ‘troppo rischiosa’ (Italia ancora 56%).

Il voto rimane ì il fulcro della partecipazione democratica

Una percentuale non trascurabile della popolazione si impegna in attività diverse dal voto, come firma di petizioni (31,6% in media), boicottaggio di prodotti (27,9%), espressione di opinioni politiche sui social media (16,5%), partecipazione a manifestazioni (10,3%).
L’idea di una partecipazione attiva in politica non convince del tutto ma non è considerata del tutto inutile. In Italia il 32% ritiene che partecipando in prima persona si possano cambiare le cose, mentre il 35% lo ritiene inutile.

Il voto rimane comunque il fulcro della partecipazione democratica. In tutti i Paesi, una netta maggioranza ne riconosce l’utilità.
Solo una minoranza considera inutile anche questa forma di partecipazione, con percentuali che variano dal 9% in Svezia al 39% in Croazia. In Italia, il 20%.

I giovani italiani non sono in grado di riconoscere le fake news

È un’informazione affidabile o è una fake news? Un giovane italiano su tre non è in grado di distinguere la differenza. In particolare, quando si tratta di informazione scientifica.
In Italia tra i giovani si riscontra infatti un’alta tendenza a credere più alle teorie del complotto rispetto a quelle scientifiche.

Lo ha scopeto il report realizzato da un team di ricerca guidato dal professore Carlo Martini dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dal titolo Disinformazione a Scuola.

Aiutare a scegliere e agire in modo responsabile

“L’uso irresponsabile o distorto del digitale e dell’Intelligenza artificiale oggi presenta una grande minaccia, specie per i più giovani, profondamente connessi nelle piattaforme digitali e nei social media – sottolinea Caterina Tonini, ceo di Havas Creative Network Italy e co-founder e ceo di Havas PR Milan -. Comunicare significa agire in maniera responsabile affinché si formino le opinioni, e si costruisca un ingaggio di chi ci ascolta. Attualmente il fenomeno delle fake news è molto presente, ecco perché il ruolo della comunicazione responsabile è molto importante, proprio per aiutare chi ascolta a capire qual è l’informazione corretta e quindi a scegliere e agire in modo responsabile”.

A volte aumentare la viralità di un contenuto è utile

“Le fake news rappresentano un grande rischio per le aziende e il mondo delle imprese – evidenzia Corrado Tomassini, vicepresidente Havas Pr Milan -. Queste false notizie nascono quasi sempre con un obiettivo. Attualmente, il meccanismo di massimizzare l’engagement, soprattutto sui social, fa sì che le notizie fuorvianti circolino molto di più. Uno degli elementi chiave per contrastarle è conoscere l’obiettivo per cui è stata diffusa: una vendita, la distruzione di una reputazione o la visibilità di chi l’ha messa in giro. Come società di comunicazione, la cosa più importante è avere professionisti preparati, formati, che conoscano gli strumenti e sappiano dare le risposte in tempi immediati. Purtroppo rispondere alle fake news con un fact checking e un debunking ben fatto, rischia di avere una viralità molto ridotta”.

“A dire il vero”, occorre promuovere la comunicazione giornalistica corretta

Lanciata un anno e mezzo fa dalla casa farmaceutica Pfizer Italia, l’iniziativa ‘A dire il vero’, ha lo scopo di promuovere la comunicazione responsabile, l’informazione giornalistica corretta e il pre-bunking rispetto ai temi di ambito medico-scientifico.

“L’idea è quella di non limitarci al debunking, quindi fare il fact checking sulle notizie che possono essere false o fuorvianti, ma cercare di mettere in moto, appunto l’attività di pre-bunking, promuovendo un’alfabetizzazione mediatica sui temi della salute – spiega Biagio Oppi, external communications director Pfizer Italia, come riporta Italpress -. In questo modo, aiutiamo le persone ad avere quel senso critico per decifrare potenziali fake news e ottenere gli strumenti per trovare la verità”.

Sostenibilità ed economia circolare: per gli italiani sono sinonimo di qualità della vita

Emerge dal primo Osservatorio Partecipativo su Economia Circolare, Impatto sulle Comunità locali e territori, realizzato da Nespresso in collaborazione con l’Istituto di ricerca SWG: per il 79% degli italiani esiste una connessione diretta fra tutela dell’ecosistema e qualità della vita delle persone. E per quasi 9 italiani su 10 la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia e i diritti.

Allo stesso tempo, il 61% della popolazione si sta rassegnando all’idea che la lotta al cambiamento climatico sarà persa, e cresce la consapevolezza che il singolo, da solo, non può bastare. Grande, in questo senso, è l’impegno richiesto alle aziende.

Le aziende devono andare oltre le dichiarazioni

Il 62% degli italiani ritiene fondamentale che le aziende vadano oltre le mere dichiarazioni e intraprendano azioni capaci di generare impatti concreti per migliorare la qualità della vita nei territori dove operano. Un impegno che per 8 consumatori su 10 diventa un driver per le decisioni di acquisto.

E se l’impegno delle aziende per ridurre il proprio impatto ambientale rappresenta ancora l’elemento più sentito dagli italiani, l’etica e la valorizzazione delle comunità sono aspetti sempre più imprescindibili per 1 italiano su 2, con i giovani che attribuiscono sempre più peso all’inclusione.

La priorità è la protezione dell’ambiente, ma i giovani sono più scettici

Nonostante solo il 31% sappia cos’è, l’economia circolare potrebbe dare un contributo determinante per la tutela dell’ambiente. La maggioranza dubita però del fatto che le pratiche di circular economy si diffonderanno abbastanza per risultare efficaci, con un maggiore scetticismo proprio tra le generazioni più giovani.

Le priorità d’azione riguardano ancora la protezione attiva dell’ambiente, con attività che riqualifichino e preservino il territorio, ma anche l’impegno in progetti di educazione per i più giovani, il finanziamento della ricerca e il sostegno alle associazioni locali in ambito sociale e di solidarietà. Tra questi, i progetti a supporto delle categorie più fragili, segno che sostenibilità ambientale e sociale sono due dimensioni sempre più interdipendenti, impossibili da considerare separatamente.

Lo sviluppo sostenibile dipende anche dalle scelte quotidiane individuali

Tra i settori produttivi, l’agroalimentare è quello a cui gli italiani chiedono un maggiore impegno e l’industria del caffè riveste un ruolo di rilievo (60%) o è fondamentale (30%).

Rispetto al contributo atteso, grande attenzione ai progetti pro-riciclo e riuso e packaging sostenibili. Ma lo sviluppo di un’economia circolare dipende anche dalle scelte e dai comportamenti quotidiani individuali. Il 68% crede nel contributo delle scelte quotidiane individuali, con i ragazzi della GenZ ancora una volta meno fiduciosi rispetto alla media, e 7 italiani su 10 disposti a rivedere alcune cattive abitudini per mitigare il proprio impatto ambientale.

Corsi Stem, perchè pochi europei studiano le materie scientifiche? 

Secondo la terza edizione dell’Osservatorio Stem 2024, condotto da Deloitte, solo il 26,6% degli studenti universitari in Europa è iscritto a corsi nelle discipline scientifico-tecnologiche (Stem). Tra questi, la maggior parte (53,7%) sceglie corsi di ingegneria, seguiti da scienze naturali, matematica e statistica (26,7%), mentre il 19,5% opta per corsi di Information and Communication Technology (Ict).

Le discipline Stem si confermano quindi essenziali, ma attraggono nettamente più studenti maschi (40,2%) rispetto a studentesse, che costituiscono solo il 15,5% degli iscritti a questi percorsi.

Perchè si sceglie un percorso di studio Stem?

Le scelte degli studenti verso le materie Stem sono motivate principalmente da un interesse e passione personale (46%) e da prospettive di carriera e remunerative (33%). Un’influenza significativa proviene anche dalla famiglia, che gioca un ruolo chiave nel 51% dei casi tra gli studenti e nel 60% tra chi già lavora in questo settore.

Tuttavia, il mondo Stem appare ancora complesso per molti: circa uno studente su tre percepisce queste materie come troppo difficili o sente di non essere portato per affrontarle. Nonostante ciò, ben sei studenti su dieci che hanno scelto altri percorsi accademici non escludono di avvicinarsi in futuro al mondo Stem.

Formazione continua e qualche timore per le opportunità occupazionali  

La formazione nelle discipline Stem non si arresta con l’ingresso nel mondo del lavoro. Infatti, oltre il 60% dei professionisti Stem continua a investire nella propria crescita formativa. Ciononostante, il 50% dei giovani esprime preoccupazione per l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sul mercato del lavoro, un timore particolarmente diffuso tra chi proviene da percorsi Stem.

Le aziende, però, vedono l’IA come un fattore di crescita: il 60% delle imprese prevede un aumento della domanda di profili Stem, confermando che queste competenze saranno sempre più richieste.

Le abilità fondamentali per la Green Transition

Infine, il rapporto di Deloitte sottolinea l’importanza delle competenze Stem nella transizione ecologica. Circa il 90% dei giovani europei ritiene infatti che tali abilità siano fondamentali per favorire una “Green Transition” di successo, mentre oltre il 40% considera la combinazione tra competenze Stem e IA come un fattore chiave per affrontare con efficacia questa transizione.

Velocità di Internet mobile in Italia: inferiore rispetto ai Paesi vicini

Secondo un’analisi condotta da nPerf, la velocità di Internet mobile in Italia risulta inferiore rispetto a quella dei Paesi confinanti. Lo studio si basa su 387.515 test effettuati tramite l’app nPerf (disponibile per Android e iOS) in Italia, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2024. Per confronto, sono stati considerati anche 1.232.536 test effettuati nei Paesi vicini, ossia Francia, Austria, Svizzera, Croazia e Slovenia.

Svizzera in testa: Italia fanalino di coda

I risultati dell’analisi mostrano che l’Italia offre una velocità media di download pari a 82 Mb/s, il valore più basso tra i Paesi esaminati. La Svizzera si distingue per la velocità più alta, con una media di 139 Mb/s, seguita da vicino dall’Austria con 138 Mb/s. Al terzo posto troviamo la Francia, che raggiunge i 113 Mb/s, mentre la Slovenia e la Croazia si attestano rispettivamente a 112 Mb/s e 106 Mb/s.

Gli operatori che hanno contribuito ai test in Italia sono TIM, Fastweb, WindTre e Vodafone, e la velocità media calcolata include tutte le tecnologie disponibili, ovvero 3G, 4G e 5G. Negli altri Paesi, gli operatori partecipanti all’analisi comprendono Drei, Magenta e A1 in Austria; Salt, Swisscom e Sunrise in Svizzera; Orange, Bouygues, Free e SFR in Francia; Hrvatski Telekom, Tele2 e A1 in Croazia; e Telemach, Telekom, T-2 e A1 in Slovenia.

Il dispositivo più veloce in Italia: Vivo V21 5G

In termini di velocità dei dispositivi mobili, il Vivo V21 5G emerge come lo smartphone più performante in Italia, registrando una velocità media di download di 327 Mb/s nei primi nove mesi del 2024. Questo risultato evidenzia come la scelta del dispositivo possa influenzare notevolmente l’esperienza di navigazione mobile.

L’importanza di una velocità di download elevata

Avere una velocità di download adeguata è fondamentale per diversi motivi. In primo luogo, garantisce un’esperienza di navigazione fluida, consentendo di caricare rapidamente pagine web, applicazioni e contenuti multimediali. Inoltre, è essenziale per lo streaming di video e musica senza interruzioni e per il download rapido di file di grandi dimensioni.

La qualità delle videoconferenze è un altro aspetto cruciale: una connessione veloce permette di partecipare a riunioni online con audio e video in alta qualità, evitando ritardi e interruzioni. In sintesi, una buona velocità di download non solo migliora la produttività, ma arricchisce anche l’esperienza digitale complessiva.

Scuola: compiti a casa, genitori e studenti sono soddisfatti?

Compiti a casa, sì o no? Da un lato, ci sono coloro che sostengono l’importanza dei compiti per rafforzare l’apprendimento e sviluppare l’autodisciplina, dall’altro, ci sono coloro che ritengono che i pomeriggi liberi siano fondamentali per il benessere e la creatività di bambini e adolescenti.

Il dibattito su quanto tempo i ragazzi debbano dedicare ai compiti a casa è da sempre un tema controverso per genitori, alunni e insegnanti. 
Per offrire un approfondimento a questi temi, BVA Doxa ha condotto lo studio ‘Junior 2024’ insieme all’Osservatorio MyEdu, la piattaforma di formazione digitale per formare i docenti della scuola e sostenere le famiglie nel percorso di apprendimento dei figli in età scolare.

Adolescenti d’accordo sul carico di studio da svolgere tra le mura domestiche

La ricerca ha coinvolto 810 genitori di ragazzi tra i 5 e i 13 anni, e 203 adolescenti tra i 14 e i 16 anni, attraverso interviste condotte a domicilio nel periodo tra marzo e aprile 2024.
Dall’indagine emerge che la quasi totalità dei genitori, e ben il 69% degli adolescenti, considera equilibrato il carico di studio da portare a casa. Solo il 5% lo giudica scarso, mentre il 24% lo ritiene eccessivo.

È un risultato che sorprende, se paragonato ai desideri espressi dagli studenti nell’indagine dell’anno precedente, sempre a cura dell’Osservatorio MyEdu e BVA Doxa, dove molti ragazzi auspicavano una scuola senza compiti.

Intelligenza artificiale sui banchi di scuola

Come spiegare questo cambiamento radicale? È possibile che l’introduzione di strumenti come ChatGPT e altri strumenti di Intelligenza artificiale abbiano influenzato questa percezione?

La nuova generazione di studenti sembra considerare l’Intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una risorsa utile da sfruttare. I ragazzi di età compresa tra 14 e 16 anni intervistati riconoscono i benefici che l’AI può apportare nello svolgimento dei compiti, suggerendo un cambiamento di mentalità verso l’apprendimento e l’uso della tecnologia.

La percezione dell’inclusività del modello scolastico italiano è positiva

Oltre a riconoscere il valore dei compiti, l’indagine BVA Doxa rivela un altro punto a favore della scuola italiana: la percezione di un modello scolastico inclusivo da parte di genitori e studenti.

Tra i ragazzi intervistati, il 13% considera la scuola molto inclusiva, il 38% abbastanza inclusiva, mentre solo il 13% e il 4% la giudicano poco e per niente inclusiva.
Anche i genitori dei bambini più piccoli, dai 5 ai 13 anni, mostrano atteggiamenti simili, esprimendo un consenso riguardo a questa inclusività.

Quali sono i principali diritti dei lavoratori?

I diritti dei lavoratori sono un pilastro fondamentale del diritto del lavoro, in quanto garantiscono tutele e protezioni essenziali per chi presta la propria attività lavorativa.

Conoscere tali diritti è cruciale per ogni lavoratore, in quanto consente di procedere con maggiore consapevolezza nel proprio percorso professionale e di far valere le proprie prerogative quando necessario.

Il diritto alla retribuzione equa e proporzionata

Uno dei diritti fondamentali di ogni lavoratore è quello di ricevere una retribuzione equa e proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto.

Questo principio, sancito dall’articolo 36 della Costituzione italiana, si concretizza attraverso l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) che stabiliscono i minimi salariali per ciascuna categoria professionale.

La retribuzione deve inoltre essere sufficiente a garantire al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. È importante che i lavoratori conoscano i dettagli della propria busta paga e siano in grado di verificare la correttezza degli importi ricevuti.

Il diritto alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro

La tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro sono un diritto inalienabile di ogni lavoratore.

Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008) stabilisce una serie di obblighi per i datori di lavoro tra cui la valutazione dei rischi, la formazione dei lavoratori e la fornitura di dispositivi di protezione individuale.

I lavoratori hanno il diritto di ricevere un’adeguata formazione in materia di sicurezza e di essere informati sui rischi specifici della propria attività.

In caso di pericolo grave e immediato, il lavoratore ha il diritto di allontanarsi dal posto di lavoro senza subire conseguenze negative.

Il diritto alle ferie e ai riposi

Il diritto al riposo e alle ferie retribuite è garantito dall’articolo 36 della Costituzione e dal Codice Civile.

Ogni lavoratore ha diritto a un periodo di ferie annuali retribuite, la cui durata è stabilita dalla legge e dai contratti collettivi.

Inoltre, il lavoratore ha diritto a un riposo settimanale e a pause giornaliere adeguate. Questi periodi di riposo sono essenziali per il recupero psico-fisico del lavoratore e non possono essere monetizzati, salvo in casi eccezionali previsti dalla legge.

Il diritto alla parità di trattamento e non discriminazione

La legislazione italiana e comunitaria garantisce il diritto alla parità di trattamento e alla non discriminazione sul luogo di lavoro.

Questo principio si applica a tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, dall’assunzione alla retribuzione, dalle promozioni al licenziamento.

Sono vietate discriminazioni basate su genere, età, orientamento sessuale, razza, origine etnica, disabilità, religione o convinzioni personali.

I lavoratori che ritengono di essere stati vittime di discriminazione hanno il diritto di agire in giudizio per far valere i propri diritti.

Il diritto alla maternità e alla paternità

La tutela della maternità e della paternità rappresenta un diritto fondamentale dei lavoratori. La legge prevede il divieto di licenziamento durante la gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino, nonché il diritto al congedo di maternità obbligatorio e facoltativo.

Sono inoltre garantiti permessi per l’allattamento e per la cura dei figli in caso di malattia. Recentemente, sono stati introdotti anche i congedi di paternità, riconoscendo l’importanza del ruolo paterno nella cura dei figli.

Il diritto alla libertà sindacale e allo sciopero

La Costituzione italiana garantisce il diritto dei lavoratori di organizzarsi in sindacati e di scioperare.

La libertà sindacale si concretizza nella possibilità di aderire a un sindacato, di partecipare alle attività sindacali e di eleggere rappresentanti sindacali all’interno dell’azienda.

Il diritto di sciopero, pur essendo un diritto fondamentale, può essere soggetto a limitazioni in alcuni settori essenziali per garantire i servizi minimi.

È importante che i lavoratori conoscano le modalità corrette per esercitare questi diritti senza incorrere in sanzioni disciplinari.

La tutela contro il licenziamento illegittimo

La protezione contro il licenziamento ingiustificato è un diritto fondamentale dei lavoratori.

La legge prevede che il licenziamento debba essere sempre motivato e che, in caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore possa agire in giudizio per ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro o un’indennità risarcitoria.

È cruciale che i lavoratori conoscano i termini entro cui è possibile impugnare licenziamento e le procedure da seguire per contestarne la legittimità.

In sintesi questi diritti, frutto di lotte sindacali e di un’evoluzione normativa durata decenni, costituiscono la base per un rapporto di lavoro equo e dignitoso.

Luce e gas: che paura cambiare fornitore! Cosa temono gli italiani?

Il timore più comune degli italiani in merito al cambio di fornitura luce e gas è quello di dover pagare per passare al nuovo contratto (14%). Ma, come spiega Facile.it, si tratta di un timore infondato, poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, il passaggio è gratuito e non comporta spese aggiuntive.

Sebbene la legge consenta alle società energetiche, solo ed esclusivamente in caso di contratto con prezzo bloccato e durata determinata, di inserire una clausola di recesso, nella realtà questa pratica è quasi del tutto assente.
Secondo l’indagine di Facile.it, sono circa 6 milioni gli italiani che temono di cambiare fornitura di luce o gas, e spesso, dietro questa ‘non’ scelta, si nascondono una o più paure infondate.

“È complicato e ci vuole un sacco di tempo”

Il 13% ritiene invece che il cambio sia “un’operazione troppo lunga e complicata”.
Anche in questo caso, si tratta di una paura infondata: per fare il passaggio è sufficiente scegliere la nuova società energetica e inviare a essa (online, o se presente sul territorio, in negozio) i dati relativi alla propria fornitura, come, ad esempio, i codici POD e PDR recuperabili direttamente in bolletta, e dell’intestatario, operazione che nella maggior parte dei casi si risolve nel giro di pochi minuti.

Anche la firma del contratto, che può essere fatta a distanza tramite strumenti digitali, richiede davvero pochi secondi.
A quel punto, il cliente dovrà solo aspettare che parta la nuova fornitura. Sarà la società stessa ad avvisare il vecchio fornitore del cambio.

“E se poi resto al buio e al freddo?”

Il 10% di chi non vuole cercare un nuovo fornitore teme invece di “dover cambiare il contatore.
In realtà, il passaggio da un fornitore all’altro non implica la sostituzione del contatore: si tratta solo di un cambio contrattuale e non è necessario alcun tipo di intervento fisico sull’impianto elettrico o gas.

Il 9% degli intervistati, poi, sostiene di non voler cambiare fornitore per paura di restare senza elettricità o gas. Si tratta, ancora una volta, di un falso mito, in quanto il passaggio da un fornitore all’altro non implica mai, in alcun caso, l’interruzione della fornitura.
Insomma, non si corre il rischio di restare al buio o, peggio, al freddo.

“Non posso, ho già cambiato troppe volte”

“Il passaggio a un nuovo fornitore richiede tempistiche lunghe”: è questa la ragione per cui il 6% degli intervistati dichiara di aver rinunciato a cercare un nuovo contratto.
Normalmente occorrono da 30 a 60 giorni per vedere attiva la nuova fornitura, ma per velocizzare il passaggio si può rinunciare al periodo di ripensamento (14 giorni dalla firma) accorciando ulteriormente le tempistiche.

Tra le motivazioni più curiose, c’è quella di “aver raggiunto il numero massimo di cambi effettuabili” (2%).
Anche qui, il timore è infondato: non esiste un numero massimo di cambi.
Va detto, però, che alcune società energetiche tendono a scoraggiare pratiche come quella del cosiddetto ‘turismo energetico’, ma si tratta davvero di casi limite.

Mutui: per la BCE rate in calo già da settembre

Buone notizie per i mutuatari italiani. Al rientro delle vacanze, chi ha un mutuo medio di recente sottoscrizione, e a tasso variabile, ha trovato una sorpresa: un alleggerimento della rata di settembre di circa 12 euro.
La ragione del calo è legata alla variazione dell’Euribor, parametro di riferimento per i mutui variabili, che ad agosto ha mostrato un importante trend al ribasso, con un calo di circa 15 punti base. L’indice a 3 mesi, ad esempio, è sceso da 3,64% a 3,49% e questo avrà un impatto positivo sulle tasche degli italiani.

Inoltre, giovedì 12 settembre si è tenuta la riunione della BCE, che ha confermato un nuovo taglio dei tassi. Facile.it ha calcolato che con una ‘sforbiciata’ di 25 punti base e il relativo calo dell’Euribor, il beneficio per la rata di un mutuo medio variabile sarebbe di circa 18 euro.

L’indice continuerà a scendere

Anche guardando al futuro, analizzando l’andamento dei Futures sugli Euribor a 3 mesi (aggiornati al 4 settembre 2024), emergono aspettative favorevoli.

Il mercato si attende che l’indice continui a scendere nell’anno, con un calo complessivo delle rate di un mutuatario medio di circa 38 euro entro la fine del 2024 e ulteriori ribassi nel 2025 che porterebbero le rate medie a diminuire, complessivamente, di poco più di 85 euro entro la metà del prossimo anno.

Quindi, dati alla mano, prendendo l’andamento della rata di un mutuo medio variabile (126.000 euro in 25 anni al 70%) sottoscritto a inizio 2022, la rata, che ad agosto 2024 era pari a 733 euro (277 euro in più rispetto agli iniziali 456 euro), potrebbe scendere a circa 721 euro a settembre, per poi calare a 683 entro la fine dell’anno, e a 634 entro giugno 2025.

Tasso fisso ancora il più vantaggioso

Il calo dei variabili non è comunque ancora tale da incidere significativamente sull’offerta delle banche per i nuovi mutuatari, e i finanziamenti a tasso fisso continuano a essere più vantaggiosi.
Guardando alle migliori offerte disponibili online per un mutuo standard, i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,63% e una rata mensile di 574 euro, che scende a 563 euro in caso di mutuo green.

Le surroghe sono il 28% della richiesta

Tassi fissi così bassi rappresentano un’opportunità anche per chi vuole surrogare il mutuo, con indici TAN che riferiti alle migliori offerte online partono dal 2,79%, ovvero, una rata di 584 euro.
Non sorprende vedere come molti mutuatari abbiano scelto di cambiare banca, passando dal tasso variabile al fisso.

Secondo l’osservatorio di Facile.it nei primi 8 mesi del 2024 le surroghe hanno rappresentato il 28% della richiesta totale, valore in aumento dell’8% rispetto al 2023.
Per quanto riguarda i migliori tassi variabili, invece, le offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) pari a 4,24%, con una rata mensile di circa 675 euro. Valore in calo rispetto ai mesi precedenti, ma comunque ancora più alto di quello legato ai fissi.