A che punto è la democrazia nel mondo? Nel 2024 c’è aria di insoddisfazione

In un clima di crescente insoddisfazione, la  seconda edizione dell’indagine globale Ipsos sullo stato della democrazia mette in luce un forte desiderio di riforme, e il sentimento prevalente è di insoddisfazione.
In generale, negli ultimi cinque anni prevale l’idea di una graduale erosione della qualità democratica in tutti gli 8 Paesi sondati, a eccezione della Polonia.

Il caso più eclatante è la Francia, dove il 74% percepisce un peggioramento. In Italia il 45% riporta un’opinione negativa.
Inoltre, in Francia, Italia, Spagna e Stati Uniti, la percentuale di cittadini insoddisfatti del sistema democratico raggiunge o supera il 50% (Italia 51%).
Al contrario, bilancio positivo in Svezia, Paesi Bassi e Polonia, dove la Svezia è l’unica con la maggioranza (68%) soddisfatta. 

Più soddisfatti delle istituzioni locali

È il governo locale quello in cui i cittadini si sentono meglio rappresentati. In Italia, il 44% si sente rappresentato dalle istituzioni comunali, il 37% da quelle regionali e solo il 31% dal governo nazionale. 

Parallelamente, migliora la percezione delle istituzioni sovranazionali, soprattutto in funzione di difesa della democrazia dalle minacce esterne. Ad esempio, il 50% di francesi, olandesi e polacchi si sente rappresentato dalla UE. In Italia, il 39%. 
Nonostante persista lo scetticismo sulla capacità di produrre risultati concreti per i cittadini, UE e NATO emergono come i principali difensori della democrazia.

Il sistema economico è sbilanciato

La convinzione diffusa però è che il sistema democratico favorisca principalmente le élite economiche e politiche a discapito dei singoli. Un sentimento particolarmente evidente in Italia (60%), Francia (57%) e Croazia (77%).

Prevale poi l’idea che il sistema economico sia sbilanciato a favore di ricchi e potenti (Italia 77%), con la fiducia nei leader politici ai minimi livelli. Solo il 2% di italiani e croati crede che i politici mantengano le promesse.
Tutto ciò si traduce in un desiderio di cambiamento radicale (Italia 56%), ma l’idea di attribuire maggiori poteri a presidenti o primi ministri è considerata ‘troppo rischiosa’ (Italia ancora 56%).

Il voto rimane ì il fulcro della partecipazione democratica

Una percentuale non trascurabile della popolazione si impegna in attività diverse dal voto, come firma di petizioni (31,6% in media), boicottaggio di prodotti (27,9%), espressione di opinioni politiche sui social media (16,5%), partecipazione a manifestazioni (10,3%).
L’idea di una partecipazione attiva in politica non convince del tutto ma non è considerata del tutto inutile. In Italia il 32% ritiene che partecipando in prima persona si possano cambiare le cose, mentre il 35% lo ritiene inutile.

Il voto rimane comunque il fulcro della partecipazione democratica. In tutti i Paesi, una netta maggioranza ne riconosce l’utilità.
Solo una minoranza considera inutile anche questa forma di partecipazione, con percentuali che variano dal 9% in Svezia al 39% in Croazia. In Italia, il 20%.