Energia: nel 2025 bollette più care del 14%

Facile.it. Il ha analizzato le previsioni per il 2025 sull’andamento del prezzo delle materie prime. Considerando i consumi di una famiglia tipo, il comparatore prezzi ha scoperto che la spesa per luce e gas quest’anno potrebbe arrivare a superare 2.930 euro. Quasi il 14% in più (13,6%) rispetto a quella, già salata, del 2024 (2.583 euro).

A parità di consumi e altre condizioni economiche che gravano in bolletta, l’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione sia l’andamento degli indici PSV e PUN da gennaio a dicembre 2024 sia le previsioni elaborate dall’European Energy Exchange (EEX) per lo stesso periodo del 2025, 
In pratica, l’aumento che le famiglie dovranno affrontare sulle bollette sarà di 350 euro

Gas +251 euro, luce +99

Secondo le previsioni di Facile.it, il PUN, l’indicatore del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, aumenterà del 30%, passando dal valore medio di 0,11 euro/kWh del 2024 a 0,14 euro/kWh del 2025, mentre il PSV, il punto di riferimento per determinare il prezzo del gas naturale all’ingrosso in Italia, salirà del 37%, passando da una media di 0,39 euro/smc del 2024 a 0,53 euro/smc del 2025.

Sulla base di questi dati, il rincaro più corposo si avrà sulla bolletta del gas. Per una famiglia tipo la spesa annuale nel 2025 passerà da 1.793 a 2.044 euro, con un aumento di 251 euro. Per quanto riguarda la bolletta dell’energia elettrica, l’incremento sarà di 99 euro, con una spesa annuale che passerà da 790 euro a 889 euro.

Brutte notizie per le forniture con tariffa a prezzo indicizzato

“L’aumento del costo delle materie prime è una brutta notizia per le famiglie che hanno una tariffa a prezzo indicizzato, che vedranno crescere gli importi delle bollette. Soprattutto perché le previsioni dicono che per i prossimi 12 mesi il prezzo delle materie prime rimarrà su livelli nettamente più alti rispetto al 2024 – spiegano gli esperti di Facile.it. -. Per verificare se l’offerta sottoscritta è conveniente, o se sul mercato ce ne siano di migliori, è necessario capire quanto si sta pagando l’attuale fornitura. Questa informazione è contenuta nella ‘bolletta di dettaglio’, il documento che raccoglie tutte le caratteristiche dell’offerta e che si ha diritto di ricevere dal proprio fornitore”.

Scegliere in base alle proprie abitudini di consumo


La voce ‘spesa per la materia energia’ è composta da due elementi: una quota fissa (l’importo che si pagherà ogni mese indipendentemente dai consumi), e una quota legata ai consumi, il cui peso dipenderà dalla quantità di energia elettrica o gas utilizzati.

Questi sono i principali valori da considerare per confrontare la fornitura con altre proposte, ricordandosi di chiedere, in fase di offerta, il costo della quota fissa e quello legato ai consumi.
Per l’energia elettrica è anche importante valutare le fasce di consumo: se preferire una tariffa monoraria o bioraria.

Saldi in arrivo: quest’anno gli italiani spenderanno di più

Lo conferma l’indagine di Confcommercio Imprese per l’Italia, in collaborazione con Format Research: il 49% degli acquirenti italiani anche quest’anno approfitterà dei saldi, iniziati il 4 gennaio, per comprare un prodotto desiderato da tempo, con una maggiore propensione tra i giovani. Sei italiani su dieci sono pronti agli acquisti, ma secondo alcune associazioni non si assisterà a un’impennata delle vendite.

“I portafogli degli italiani sono già vuoti dopo le feste di fine anno, e gran parte degli acquisti sono già stati anticipati alla settimana del Black Friday”, commenta Carlo Rienzi, presidente Codacons.
Aumenta però la percentuale di chi prevede di spendere di più, passata dal 20,2% del 2024 al 22,1% di quest’anno

A farla da padrone è sempre l’abbigliamento

Se per il 78,2% delle imprese i saldi invernali incideranno fino al 20% sulle vendite annuali complessive, la spesa media dei consumatori per Confcommercio sarà di 307 euro a famiglia e 138 a persona, per un giro d’affari totale di 4,9 miliardi di euro.

Per Codacons, invece, il giro d’affari totale sarà più contenuto (meno di 4 miliardi), e per Federconsumatori ogni famiglia italiana spenderà in media 174,80 euro (+3% vs gennaio 2024), e solo alcune spenderanno di più (320 euro), o solo il necessario.

Per Confesercenti, invece, la spesa media sarà di 218 euro, con una media più alta nel Centro Italia (quasi 263 euro) e tra gli over34 (quasi 239 euro).
A farla da padrone, riferisce Agi,  sarà comunque l’abbigliamento, che per Confcommercio rimane la categoria più popolare (93,9%), seguita da calzature (76,0%) e biancheria intima (40,7%).

Quest’anno meno sconti (calzature a parte)

In generale, secondo Confcommercio, il 64% dei negozi offrirà sconti fino al 30% sui prodotti in vendita. Per abbigliamento e calzature lo sconto sarà del 17,6% (-1,7%). Il solo abbigliamento registra un abbassamento medio dei prezzi del 18%, -0,6% su quelli della scorsa estate e -1,4% sui saldi invernali 2024.

Il calo minore del prezzo spetta sempre agli accessori, con una diminuzione dei listini del 5,7% (-2,7%), mentre le calzature registreranno un ribasso del 16,3%, unica voce a segnare un rialzo degli sconti rispetto a quelli della scorsa estate, anche se di appena 0,1%.

E meno social network per cercare gli articoli

Cala la percentuale di consumatori che utilizzerà i social network per cercare articoli in saldo (31,4% vs 37%), e circa il 68% acquisterà sia nei negozi fisici sia online.

Inoltre, il 55% dei consumatori ha modificato le abitudini di acquisto per via del cambiamento climatico. Un dato confermato dal 77,6% delle imprese, che segnalano un ritardo nell’inizio della domanda di abbigliamento invernale.
Infatti, il 53% comprerà durante i saldi solo ciò di cui ha effettivamente bisogno, mentre per il 19% la priorità è la qualità indipendentemente dalla percentuale di sconto.

Previsioni economiche per l’Italia: crescita del PIL e calo degli investimenti

Nel 2024, l’economia italiana registrerà un aumento del PIL dello 0,5%, trainato dalla crescita dei consumi interni e dalla domanda estera. Allo stesso tempo, si prevede un deciso calo degli investimenti privati, stimato al -3,7%. Questi dati, riferisce Ansacom, sono stati presentati durante il digital talk “Investire in Italia. Ma come? Previsioni sul 2025”, organizzato da EY con la collaborazione di Oxford Economics e rappresentanti delle imprese.

Per il 2025, il PIL dovrebbe crescere dello 0,8%, ma il settore degli investimenti continuerà a mostrare segnali di contrazione, con una riduzione dell’1,2%.
Secondo Marco Daviddi, managing partner di EY Italia, la riattivazione degli investimenti privati rimane una priorità per il Paese. “Il supporto istituzionale, con politiche che incentivino la transizione energetica e tecnologica, e l’attuazione del PNRR, saranno determinanti per sostenere l’economia”, ha dichiarato Daviddi.

Il PNRR come leva strategica

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza giocherà un ruolo chiave nel 2024, portando a una crescita degli investimenti pubblici di circa il 20%, capace di compensare in parte il calo di quelli privati. Secondo Mario Rocco, leader di EY nel settore economico, l’impatto del PNRR dipenderà dal grado di attuazione: una piena implementazione potrebbe garantire al PIL una crescita dello 0,8% nel 2025, ma una realizzazione parziale (70%) limiterebbe l’aumento allo 0,1%. Inoltre, con la fine di alcuni incentivi, gli investimenti nel settore delle costruzioni subiranno una flessione, contribuendo al rallentamento generale.

Imprese in bilico fra ottimismo e preoccupazioni 

Le aziende italiane si mostrano fiduciose per il futuro: il CEO Outlook Pulse di EY, che ha raccolto le opinioni di oltre 1.200 amministratori delegati (50 italiani), rivela che il 62% è ottimista sulle prospettive del Paese.

Inoltre, il 72% delle aziende prevede un aumento dei ricavi e della profittabilità. Tuttavia, il 40% di queste considera i rischi geopolitici e le incertezze economiche globali come fattori critici.

Prospettive economiche globali

A livello internazionale, Oxford Economics prevede una crescita del PIL mondiale del 3,1% nel 2024, con un rallentamento previsto sotto il 3% negli anni successivi, causato da fattori come la diminuzione della natalità, una crescita più lenta della Cina e la ridotta spinta della globalizzazione.

Emilio Rossi, senior advisor di Oxford Economics, sottolinea che l’economia globale nel 2025 sarà caratterizzata da un ritmo più lento, con un’Eurozona influenzata da un’inflazione persistente e gli Stati Uniti supportati da politiche espansive, ma con rischi legati all’aumento del debito.

Famiglie italiane a rischio fragilità: redditi inadeguati e welfare “fai da te”

In Italia, quasi il 60% delle famiglie ritiene che il proprio reddito sia insufficiente a coprire le principali necessità. Secondo un’indagine condotta da Nomisma, il 15% giudica le entrate del tutto inadeguate, mentre un ulteriore 44% le considera appena sufficienti.

Le spese per la casa e il costo della vita sono le principali voci di costo,  e oltre l’80% delle famiglie descrive difficoltà economiche maggiori rispetto alla rilevazione precedente. Nonostante l’inflazione si sia stabilizzata sotto il 2% e il tasso di occupazione abbia raggiunto il 62,5%, la percezione di una migliore condizione economica rimane appannaggio di pochi.

Quante rinunce forzate
La perdita di potere d’acquisto ha portato l’85% delle famiglie a tagliare le spese per il tempo libero, il 72% i consumi culturali e il 67% le attività sportive. In modo più preoccupante, una famiglia su due ha ridotto le spese sanitarie, mentre il 28% ha dovuto limitare quelle per l’istruzione.

Inoltre, il 10% delle famiglie dichiara che non sarebbe in grado di sostenere economicamente la nascita di un figlio, e una su sei non potrebbe affrontare la perdita di autonomia di un proprio membro.

Nel welfare manca il sostegno pubblico
Il welfare in Italia è sempre più basato sull’autosufficienza familiare: il 58% delle famiglie trova supporto all’interno della propria rete parentale, mentre solo il 29% riceve aiuto dai servizi pubblici.

Il ruolo delle imprese è marginale, con appena il 12% delle famiglie che dichiara di ottenere un sostegno concreto dai piani di welfare aziendale. Più incisivo è il contributo della Caritas, che fornisce un supporto equivalente a quello dell’intero sistema aziendale.

Le più in difficoltà? Le famiglie “sandwich”
Le più colpite da questa situazione sono le famiglie definite “sandwich”, ovvero quelle che si occupano contemporaneamente di figli piccoli e di genitori anziani: il 70% di queste segnala difficoltà nel coprire le spese sanitarie.

Anche i genitori soli con figli a carico e le famiglie del Sud mostrano un’accentata fragilità economica. Parallelamente, aumentano le difficoltà per le famiglie composte da una sola persona, particolarmente vulnerabili in assenza di una rete familiare.

Servono interventi strutturali
Dalla ricerca emerge chiaramente che il sistema di welfare italiano non è adeguato alle esigenze delle famiglie, specialmente in un contesto di crescita del disagio psicologico giovanile e di nuove responsabilità di cura. Serve un’azione sistemica per supportare concretamente le famiglie in difficoltà.

A che punto è la democrazia nel mondo? Nel 2024 c’è aria di insoddisfazione

In un clima di crescente insoddisfazione, la  seconda edizione dell’indagine globale Ipsos sullo stato della democrazia mette in luce un forte desiderio di riforme, e il sentimento prevalente è di insoddisfazione.
In generale, negli ultimi cinque anni prevale l’idea di una graduale erosione della qualità democratica in tutti gli 8 Paesi sondati, a eccezione della Polonia.

Il caso più eclatante è la Francia, dove il 74% percepisce un peggioramento. In Italia il 45% riporta un’opinione negativa.
Inoltre, in Francia, Italia, Spagna e Stati Uniti, la percentuale di cittadini insoddisfatti del sistema democratico raggiunge o supera il 50% (Italia 51%).
Al contrario, bilancio positivo in Svezia, Paesi Bassi e Polonia, dove la Svezia è l’unica con la maggioranza (68%) soddisfatta. 

Più soddisfatti delle istituzioni locali

È il governo locale quello in cui i cittadini si sentono meglio rappresentati. In Italia, il 44% si sente rappresentato dalle istituzioni comunali, il 37% da quelle regionali e solo il 31% dal governo nazionale. 

Parallelamente, migliora la percezione delle istituzioni sovranazionali, soprattutto in funzione di difesa della democrazia dalle minacce esterne. Ad esempio, il 50% di francesi, olandesi e polacchi si sente rappresentato dalla UE. In Italia, il 39%. 
Nonostante persista lo scetticismo sulla capacità di produrre risultati concreti per i cittadini, UE e NATO emergono come i principali difensori della democrazia.

Il sistema economico è sbilanciato

La convinzione diffusa però è che il sistema democratico favorisca principalmente le élite economiche e politiche a discapito dei singoli. Un sentimento particolarmente evidente in Italia (60%), Francia (57%) e Croazia (77%).

Prevale poi l’idea che il sistema economico sia sbilanciato a favore di ricchi e potenti (Italia 77%), con la fiducia nei leader politici ai minimi livelli. Solo il 2% di italiani e croati crede che i politici mantengano le promesse.
Tutto ciò si traduce in un desiderio di cambiamento radicale (Italia 56%), ma l’idea di attribuire maggiori poteri a presidenti o primi ministri è considerata ‘troppo rischiosa’ (Italia ancora 56%).

Il voto rimane ì il fulcro della partecipazione democratica

Una percentuale non trascurabile della popolazione si impegna in attività diverse dal voto, come firma di petizioni (31,6% in media), boicottaggio di prodotti (27,9%), espressione di opinioni politiche sui social media (16,5%), partecipazione a manifestazioni (10,3%).
L’idea di una partecipazione attiva in politica non convince del tutto ma non è considerata del tutto inutile. In Italia il 32% ritiene che partecipando in prima persona si possano cambiare le cose, mentre il 35% lo ritiene inutile.

Il voto rimane comunque il fulcro della partecipazione democratica. In tutti i Paesi, una netta maggioranza ne riconosce l’utilità.
Solo una minoranza considera inutile anche questa forma di partecipazione, con percentuali che variano dal 9% in Svezia al 39% in Croazia. In Italia, il 20%.

I giovani italiani non sono in grado di riconoscere le fake news

È un’informazione affidabile o è una fake news? Un giovane italiano su tre non è in grado di distinguere la differenza. In particolare, quando si tratta di informazione scientifica.
In Italia tra i giovani si riscontra infatti un’alta tendenza a credere più alle teorie del complotto rispetto a quelle scientifiche.

Lo ha scopeto il report realizzato da un team di ricerca guidato dal professore Carlo Martini dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dal titolo Disinformazione a Scuola.

Aiutare a scegliere e agire in modo responsabile

“L’uso irresponsabile o distorto del digitale e dell’Intelligenza artificiale oggi presenta una grande minaccia, specie per i più giovani, profondamente connessi nelle piattaforme digitali e nei social media – sottolinea Caterina Tonini, ceo di Havas Creative Network Italy e co-founder e ceo di Havas PR Milan -. Comunicare significa agire in maniera responsabile affinché si formino le opinioni, e si costruisca un ingaggio di chi ci ascolta. Attualmente il fenomeno delle fake news è molto presente, ecco perché il ruolo della comunicazione responsabile è molto importante, proprio per aiutare chi ascolta a capire qual è l’informazione corretta e quindi a scegliere e agire in modo responsabile”.

A volte aumentare la viralità di un contenuto è utile

“Le fake news rappresentano un grande rischio per le aziende e il mondo delle imprese – evidenzia Corrado Tomassini, vicepresidente Havas Pr Milan -. Queste false notizie nascono quasi sempre con un obiettivo. Attualmente, il meccanismo di massimizzare l’engagement, soprattutto sui social, fa sì che le notizie fuorvianti circolino molto di più. Uno degli elementi chiave per contrastarle è conoscere l’obiettivo per cui è stata diffusa: una vendita, la distruzione di una reputazione o la visibilità di chi l’ha messa in giro. Come società di comunicazione, la cosa più importante è avere professionisti preparati, formati, che conoscano gli strumenti e sappiano dare le risposte in tempi immediati. Purtroppo rispondere alle fake news con un fact checking e un debunking ben fatto, rischia di avere una viralità molto ridotta”.

“A dire il vero”, occorre promuovere la comunicazione giornalistica corretta

Lanciata un anno e mezzo fa dalla casa farmaceutica Pfizer Italia, l’iniziativa ‘A dire il vero’, ha lo scopo di promuovere la comunicazione responsabile, l’informazione giornalistica corretta e il pre-bunking rispetto ai temi di ambito medico-scientifico.

“L’idea è quella di non limitarci al debunking, quindi fare il fact checking sulle notizie che possono essere false o fuorvianti, ma cercare di mettere in moto, appunto l’attività di pre-bunking, promuovendo un’alfabetizzazione mediatica sui temi della salute – spiega Biagio Oppi, external communications director Pfizer Italia, come riporta Italpress -. In questo modo, aiutiamo le persone ad avere quel senso critico per decifrare potenziali fake news e ottenere gli strumenti per trovare la verità”.

Sostenibilità ed economia circolare: per gli italiani sono sinonimo di qualità della vita

Emerge dal primo Osservatorio Partecipativo su Economia Circolare, Impatto sulle Comunità locali e territori, realizzato da Nespresso in collaborazione con l’Istituto di ricerca SWG: per il 79% degli italiani esiste una connessione diretta fra tutela dell’ecosistema e qualità della vita delle persone. E per quasi 9 italiani su 10 la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia e i diritti.

Allo stesso tempo, il 61% della popolazione si sta rassegnando all’idea che la lotta al cambiamento climatico sarà persa, e cresce la consapevolezza che il singolo, da solo, non può bastare. Grande, in questo senso, è l’impegno richiesto alle aziende.

Le aziende devono andare oltre le dichiarazioni

Il 62% degli italiani ritiene fondamentale che le aziende vadano oltre le mere dichiarazioni e intraprendano azioni capaci di generare impatti concreti per migliorare la qualità della vita nei territori dove operano. Un impegno che per 8 consumatori su 10 diventa un driver per le decisioni di acquisto.

E se l’impegno delle aziende per ridurre il proprio impatto ambientale rappresenta ancora l’elemento più sentito dagli italiani, l’etica e la valorizzazione delle comunità sono aspetti sempre più imprescindibili per 1 italiano su 2, con i giovani che attribuiscono sempre più peso all’inclusione.

La priorità è la protezione dell’ambiente, ma i giovani sono più scettici

Nonostante solo il 31% sappia cos’è, l’economia circolare potrebbe dare un contributo determinante per la tutela dell’ambiente. La maggioranza dubita però del fatto che le pratiche di circular economy si diffonderanno abbastanza per risultare efficaci, con un maggiore scetticismo proprio tra le generazioni più giovani.

Le priorità d’azione riguardano ancora la protezione attiva dell’ambiente, con attività che riqualifichino e preservino il territorio, ma anche l’impegno in progetti di educazione per i più giovani, il finanziamento della ricerca e il sostegno alle associazioni locali in ambito sociale e di solidarietà. Tra questi, i progetti a supporto delle categorie più fragili, segno che sostenibilità ambientale e sociale sono due dimensioni sempre più interdipendenti, impossibili da considerare separatamente.

Lo sviluppo sostenibile dipende anche dalle scelte quotidiane individuali

Tra i settori produttivi, l’agroalimentare è quello a cui gli italiani chiedono un maggiore impegno e l’industria del caffè riveste un ruolo di rilievo (60%) o è fondamentale (30%).

Rispetto al contributo atteso, grande attenzione ai progetti pro-riciclo e riuso e packaging sostenibili. Ma lo sviluppo di un’economia circolare dipende anche dalle scelte e dai comportamenti quotidiani individuali. Il 68% crede nel contributo delle scelte quotidiane individuali, con i ragazzi della GenZ ancora una volta meno fiduciosi rispetto alla media, e 7 italiani su 10 disposti a rivedere alcune cattive abitudini per mitigare il proprio impatto ambientale.

Corsi Stem, perchè pochi europei studiano le materie scientifiche? 

Secondo la terza edizione dell’Osservatorio Stem 2024, condotto da Deloitte, solo il 26,6% degli studenti universitari in Europa è iscritto a corsi nelle discipline scientifico-tecnologiche (Stem). Tra questi, la maggior parte (53,7%) sceglie corsi di ingegneria, seguiti da scienze naturali, matematica e statistica (26,7%), mentre il 19,5% opta per corsi di Information and Communication Technology (Ict).

Le discipline Stem si confermano quindi essenziali, ma attraggono nettamente più studenti maschi (40,2%) rispetto a studentesse, che costituiscono solo il 15,5% degli iscritti a questi percorsi.

Perchè si sceglie un percorso di studio Stem?

Le scelte degli studenti verso le materie Stem sono motivate principalmente da un interesse e passione personale (46%) e da prospettive di carriera e remunerative (33%). Un’influenza significativa proviene anche dalla famiglia, che gioca un ruolo chiave nel 51% dei casi tra gli studenti e nel 60% tra chi già lavora in questo settore.

Tuttavia, il mondo Stem appare ancora complesso per molti: circa uno studente su tre percepisce queste materie come troppo difficili o sente di non essere portato per affrontarle. Nonostante ciò, ben sei studenti su dieci che hanno scelto altri percorsi accademici non escludono di avvicinarsi in futuro al mondo Stem.

Formazione continua e qualche timore per le opportunità occupazionali  

La formazione nelle discipline Stem non si arresta con l’ingresso nel mondo del lavoro. Infatti, oltre il 60% dei professionisti Stem continua a investire nella propria crescita formativa. Ciononostante, il 50% dei giovani esprime preoccupazione per l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sul mercato del lavoro, un timore particolarmente diffuso tra chi proviene da percorsi Stem.

Le aziende, però, vedono l’IA come un fattore di crescita: il 60% delle imprese prevede un aumento della domanda di profili Stem, confermando che queste competenze saranno sempre più richieste.

Le abilità fondamentali per la Green Transition

Infine, il rapporto di Deloitte sottolinea l’importanza delle competenze Stem nella transizione ecologica. Circa il 90% dei giovani europei ritiene infatti che tali abilità siano fondamentali per favorire una “Green Transition” di successo, mentre oltre il 40% considera la combinazione tra competenze Stem e IA come un fattore chiave per affrontare con efficacia questa transizione.

Velocità di Internet mobile in Italia: inferiore rispetto ai Paesi vicini

Secondo un’analisi condotta da nPerf, la velocità di Internet mobile in Italia risulta inferiore rispetto a quella dei Paesi confinanti. Lo studio si basa su 387.515 test effettuati tramite l’app nPerf (disponibile per Android e iOS) in Italia, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2024. Per confronto, sono stati considerati anche 1.232.536 test effettuati nei Paesi vicini, ossia Francia, Austria, Svizzera, Croazia e Slovenia.

Svizzera in testa: Italia fanalino di coda

I risultati dell’analisi mostrano che l’Italia offre una velocità media di download pari a 82 Mb/s, il valore più basso tra i Paesi esaminati. La Svizzera si distingue per la velocità più alta, con una media di 139 Mb/s, seguita da vicino dall’Austria con 138 Mb/s. Al terzo posto troviamo la Francia, che raggiunge i 113 Mb/s, mentre la Slovenia e la Croazia si attestano rispettivamente a 112 Mb/s e 106 Mb/s.

Gli operatori che hanno contribuito ai test in Italia sono TIM, Fastweb, WindTre e Vodafone, e la velocità media calcolata include tutte le tecnologie disponibili, ovvero 3G, 4G e 5G. Negli altri Paesi, gli operatori partecipanti all’analisi comprendono Drei, Magenta e A1 in Austria; Salt, Swisscom e Sunrise in Svizzera; Orange, Bouygues, Free e SFR in Francia; Hrvatski Telekom, Tele2 e A1 in Croazia; e Telemach, Telekom, T-2 e A1 in Slovenia.

Il dispositivo più veloce in Italia: Vivo V21 5G

In termini di velocità dei dispositivi mobili, il Vivo V21 5G emerge come lo smartphone più performante in Italia, registrando una velocità media di download di 327 Mb/s nei primi nove mesi del 2024. Questo risultato evidenzia come la scelta del dispositivo possa influenzare notevolmente l’esperienza di navigazione mobile.

L’importanza di una velocità di download elevata

Avere una velocità di download adeguata è fondamentale per diversi motivi. In primo luogo, garantisce un’esperienza di navigazione fluida, consentendo di caricare rapidamente pagine web, applicazioni e contenuti multimediali. Inoltre, è essenziale per lo streaming di video e musica senza interruzioni e per il download rapido di file di grandi dimensioni.

La qualità delle videoconferenze è un altro aspetto cruciale: una connessione veloce permette di partecipare a riunioni online con audio e video in alta qualità, evitando ritardi e interruzioni. In sintesi, una buona velocità di download non solo migliora la produttività, ma arricchisce anche l’esperienza digitale complessiva.

Scuola: compiti a casa, genitori e studenti sono soddisfatti?

Compiti a casa, sì o no? Da un lato, ci sono coloro che sostengono l’importanza dei compiti per rafforzare l’apprendimento e sviluppare l’autodisciplina, dall’altro, ci sono coloro che ritengono che i pomeriggi liberi siano fondamentali per il benessere e la creatività di bambini e adolescenti.

Il dibattito su quanto tempo i ragazzi debbano dedicare ai compiti a casa è da sempre un tema controverso per genitori, alunni e insegnanti. 
Per offrire un approfondimento a questi temi, BVA Doxa ha condotto lo studio ‘Junior 2024’ insieme all’Osservatorio MyEdu, la piattaforma di formazione digitale per formare i docenti della scuola e sostenere le famiglie nel percorso di apprendimento dei figli in età scolare.

Adolescenti d’accordo sul carico di studio da svolgere tra le mura domestiche

La ricerca ha coinvolto 810 genitori di ragazzi tra i 5 e i 13 anni, e 203 adolescenti tra i 14 e i 16 anni, attraverso interviste condotte a domicilio nel periodo tra marzo e aprile 2024.
Dall’indagine emerge che la quasi totalità dei genitori, e ben il 69% degli adolescenti, considera equilibrato il carico di studio da portare a casa. Solo il 5% lo giudica scarso, mentre il 24% lo ritiene eccessivo.

È un risultato che sorprende, se paragonato ai desideri espressi dagli studenti nell’indagine dell’anno precedente, sempre a cura dell’Osservatorio MyEdu e BVA Doxa, dove molti ragazzi auspicavano una scuola senza compiti.

Intelligenza artificiale sui banchi di scuola

Come spiegare questo cambiamento radicale? È possibile che l’introduzione di strumenti come ChatGPT e altri strumenti di Intelligenza artificiale abbiano influenzato questa percezione?

La nuova generazione di studenti sembra considerare l’Intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una risorsa utile da sfruttare. I ragazzi di età compresa tra 14 e 16 anni intervistati riconoscono i benefici che l’AI può apportare nello svolgimento dei compiti, suggerendo un cambiamento di mentalità verso l’apprendimento e l’uso della tecnologia.

La percezione dell’inclusività del modello scolastico italiano è positiva

Oltre a riconoscere il valore dei compiti, l’indagine BVA Doxa rivela un altro punto a favore della scuola italiana: la percezione di un modello scolastico inclusivo da parte di genitori e studenti.

Tra i ragazzi intervistati, il 13% considera la scuola molto inclusiva, il 38% abbastanza inclusiva, mentre solo il 13% e il 4% la giudicano poco e per niente inclusiva.
Anche i genitori dei bambini più piccoli, dai 5 ai 13 anni, mostrano atteggiamenti simili, esprimendo un consenso riguardo a questa inclusività.