Mutui: per la BCE rate in calo già da settembre

Buone notizie per i mutuatari italiani. Al rientro delle vacanze, chi ha un mutuo medio di recente sottoscrizione, e a tasso variabile, ha trovato una sorpresa: un alleggerimento della rata di settembre di circa 12 euro.
La ragione del calo è legata alla variazione dell’Euribor, parametro di riferimento per i mutui variabili, che ad agosto ha mostrato un importante trend al ribasso, con un calo di circa 15 punti base. L’indice a 3 mesi, ad esempio, è sceso da 3,64% a 3,49% e questo avrà un impatto positivo sulle tasche degli italiani.

Inoltre, giovedì 12 settembre si è tenuta la riunione della BCE, che ha confermato un nuovo taglio dei tassi. Facile.it ha calcolato che con una ‘sforbiciata’ di 25 punti base e il relativo calo dell’Euribor, il beneficio per la rata di un mutuo medio variabile sarebbe di circa 18 euro.

L’indice continuerà a scendere

Anche guardando al futuro, analizzando l’andamento dei Futures sugli Euribor a 3 mesi (aggiornati al 4 settembre 2024), emergono aspettative favorevoli.

Il mercato si attende che l’indice continui a scendere nell’anno, con un calo complessivo delle rate di un mutuatario medio di circa 38 euro entro la fine del 2024 e ulteriori ribassi nel 2025 che porterebbero le rate medie a diminuire, complessivamente, di poco più di 85 euro entro la metà del prossimo anno.

Quindi, dati alla mano, prendendo l’andamento della rata di un mutuo medio variabile (126.000 euro in 25 anni al 70%) sottoscritto a inizio 2022, la rata, che ad agosto 2024 era pari a 733 euro (277 euro in più rispetto agli iniziali 456 euro), potrebbe scendere a circa 721 euro a settembre, per poi calare a 683 entro la fine dell’anno, e a 634 entro giugno 2025.

Tasso fisso ancora il più vantaggioso

Il calo dei variabili non è comunque ancora tale da incidere significativamente sull’offerta delle banche per i nuovi mutuatari, e i finanziamenti a tasso fisso continuano a essere più vantaggiosi.
Guardando alle migliori offerte disponibili online per un mutuo standard, i tassi fissi partono da un TAN pari al 2,63% e una rata mensile di 574 euro, che scende a 563 euro in caso di mutuo green.

Le surroghe sono il 28% della richiesta

Tassi fissi così bassi rappresentano un’opportunità anche per chi vuole surrogare il mutuo, con indici TAN che riferiti alle migliori offerte online partono dal 2,79%, ovvero, una rata di 584 euro.
Non sorprende vedere come molti mutuatari abbiano scelto di cambiare banca, passando dal tasso variabile al fisso.

Secondo l’osservatorio di Facile.it nei primi 8 mesi del 2024 le surroghe hanno rappresentato il 28% della richiesta totale, valore in aumento dell’8% rispetto al 2023.
Per quanto riguarda i migliori tassi variabili, invece, le offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) pari a 4,24%, con una rata mensile di circa 675 euro. Valore in calo rispetto ai mesi precedenti, ma comunque ancora più alto di quello legato ai fissi.

Lavoro: in Italia è un mercato vitale, dinamico e ricco di opportunità

Uno scenario, quello del mondo del lavoro italiano, che sorprende per la sua vitalità. Ma per sfruttare le tante opportunità offerte dal mercato del lavoro è importante adottare l’approccio giusto, consapevoli delle trasformazioni significative che continuano ad attraversarlo.
Di fatto, secondo l’Istat a giugno 2024 il numero di occupati su base annua è salito a 23 milioni 949mila (+337mila rispetto a giugno 2023), con un tasso di occupazione in crescita che ha raggiunto il 62,2%.

Oggi, poi, si assiste alla diffusione di realtà che permettono alle imprese di trovare più agevolmente il personale di cui necessitano, e a chi cerca un impiego di individuare le imprese più idonee per le proprie competenze.

Colloquio in differita: una moderna alternativa al CV

Chi cerca lavoro può usufruire di strumenti innovativi per la selezione dei candidati, come il colloquio in differita, una moderna alternativa al CV che permette di registrare una video-intervista che i recruiter possono valutare e condividere sulla piattaforma. 
Il colloquio in differita rappresenta infatti l’ultima frontiera del recruitment, una soluzione on-demand che riduce i costi per le aziende ed evita che i candidati vengano sottoposti a una selezione approssimativa.

Con il colloquio in formato video i recruiter ottengono informazioni di qualità sui candidati, eliminando le barriere visive di un CV e di una lettera di presentazione tradizionali. Inoltre, le aziende possono visionare i video colloqui in qualsiasi momento tramite una desktop app dedicata, con la possibilità di allegare note, assegnare una valutazione o condividere internamente le informazioni.

L’AI viene “assunta” per affiancare i recruiter

Tra i nuovi percorsi di selezione del personale che si stanno affiancando all’analisi del curriculum sta emergendo anche il recruiting supportato dall’AI.

L’AI sta affiancando i recruiter in una serie di attività, come il primo screening delle candidature, la gestione delle email e la pubblicazione degli annunci. E non viene utilizzata solo per automatizzare e velocizzare i processi di recruitment, ma anche per renderli più inclusivi ed eliminare le iniquità e i pregiudizi inconsci.

Oggi, poi, è essenziale allineare le competenze alle esigenze delle imprese, scegliendo con attenzione i percorsi di istruzione e formazione, e verificando che permettano di acquisire conoscenze richieste dal mercato.

Il re-skilling favorisce una carriera non-lineare

È anche possibile approfittare di programmi di re-skilling, che consentono di aggiornare le proprie competenze e acquisirne di nuove.
Non a caso le carriere non-lineari rappresentano un aspetto emergente nell’attuale mondo del lavoro, dovuto soprattutto a una concezione del lavoro diversa rispetto al passato, e a un allungamento della vita lavorativa.

Oggi, è diventato normale alternare periodi di lavoro a momenti di formazione, con la possibilità di prendersi una pausa, rimettersi in gioco per cambiare lavoro e riqualificarsi quando necessario.
Bisogna anche curare in modo professionale i profili social, prestando attenzione ai contenuti pubblicati e alle modalità di interazione online, e usando questi strumenti per fare personal branding e influenzare positivamente le decisioni di reclutamento.

Dark web: le “ransomware gang” usano i dati rubati per ricattare le vittime

I criminali informatici stanno utilizzando i dati rubati a utenti e aziende per aumentare la pressione su chi si rifiuta di pagare. I criminali si servono di tattiche estreme come la condivisione dei dettagli di contatto, o il doxing di membri della famiglia degli AD e dei proprietari delle aziende prese di mira, con la minaccia di riferire alle autorità qualsiasi informazione su attività commerciali illegali scoperta nei dati rubati.

È quanto emerge da un nuovo rapporto sul dark web di Sophos, dal titolo Turning the Screws: The Pressure Tactics of Ransomware Gangs.
Nel rapporto, Sophos X-Ops condivide i post trovati sul dark web che mostrano come gli autori di attacchi ransomware si riferiscano ai loro obiettivi come ‘irresponsabili e negligenti’, e in alcuni casi, incoraggino le singole vittime le cui informazioni personali sono state rubate a intraprendere una causa contro il loro datore di lavoro.

Aggravare il danno reputazionale di un attacco

“Nel dicembre 2023, sulla scia della violazione del casinò MGM, Sophos ha iniziato a notare la propensione dei cybercriminali a sfruttare i media come strumento da utilizzare non solo per aumentare la pressione sulle vittime, ma anche per prendere il controllo della narrazione e spostare la colpa dell’attacco – dichiara Christopher Budd, direttore della ricerca sulle minacce di Sophos -. Stiamo anche notando che sempre più spesso i criminali informatici individuano i leader aziendali che ritengono ‘responsabili’ dell’attacco ransomware presso le aziende prese di mira. Questi tentativi aumentando la pressione sulle aziende affinché paghino e potenzialmente aggravano il danno reputazionale di un attacco”.

Le informazioni vengono utilizzate come leva se le aziende non pagano

Sophos X-Ops ha anche trovato diversi post di autori di attacchi ransomware che descrivono i loro piani di ricerca di informazioni all’interno dei dati rubati, informazioni da utilizzare come leva se le aziende non pagano. 

Questi messaggi si allineano a una tendenza più ampia dei criminali che cercano di estorcere alle aziende dati sempre più sensibili relativi a dipendenti, clienti o pazienti. Tra questi dati, cartelle cliniche, cartelle cliniche di bambini, ‘informazioni sui problemi sessuali dei pazienti’ e ‘immagini di pazienti nudi’.

Alla ricerca di nuove opportunità di estorsione

“Le gang di cybercriminali autrici di attacchi ransomware stanno diventando sempre più invasive e audaci su come e cosa colpire. Per aggravare la pressione sulle aziende, non si limitano a rubare i dati e a minacciare di diffonderli, ma li analizzano attivamente per massimizzare i danni e creare nuove opportunità di estorsione – ha aggiunto Budd -. Ciò significa che le organizzazioni non devono preoccuparsi soltanto dello spionaggio aziendale e della perdita di segreti commerciali o di attività illegali da parte dei dipendenti, ma anche dei danni collaterali di questi cyberattacchi”.

Quali sono i talenti tech più richiesti dalle aziende?

La domanda di Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud è in forte crescita nei settori della manifattura, automotive ed energia. Lo rivela un’analisi della società di recruiting HAYS Italia, riferisce Adnkronos. Il report “The Tech Talent Explorer”, realizzato da HAYS in 20 Paesi della regione EMEA, evidenzia un aumento del 35% nella ricerca di professionisti tech rispetto al 2022. Oggi, le richieste di queste figure rappresentano il 30% delle richieste totali da parte delle aziende.

Soddisfazione professionale e prospettive di cambiamento

Nonostante la crescente domanda, quasi un terzo dei professionisti italiani impiegati in ruoli tecnologici non è completamente soddisfatto e prevede di cambiare società nel 2024. I principali motivi di questa insoddisfazione sono il salario basso (57%), la mancanza di opportunità di sviluppo professionale (52%) e l’assenza di avanzamento di carriera (42%).

Solo il 30% dei lavoratori tech in Italia prevede di ricevere un aumento nel 2024, il dato peggiore tra tutti i Paesi EMEA analizzati, dove la media di crescita salariale attesa è del 68%. Paesi come Olanda (84%), Spagna (81%), Danimarca (82%) e Germania (65%) mostrano aspettative di crescita salariale molto più elevate.

Salari dei professionisti tech in Italia

In Italia, un professionista tech guadagna in media €53.300 all’anno (RAL), con variazioni significative in base all’esperienza. Coloro con 2-5 anni di esperienza guadagnano in media €39.500, quelli con 5-10 anni di esperienza €54.100, e chi ha oltre 10 anni di esperienza €66.400. Le figure più pagate sono i CIO/CTO, con una RAL media di €92.500, seguiti da Software Delivery Manager (€74.000), Business Unit Manager (€73.750), CISO/Manager della Cybersecurity (€66.000) e Architetto Cloud (€65.750).

Priorità e benefici per i lavoratori italiani

L’Italia si distingue dagli altri Paesi dell’area EMEA per l’importanza data al work-life balance, considerato prioritario dal 49% dei lavoratori tech. Seguono lo sviluppo di carriera adeguato (47%) e i benefit aziendali (45%). Tra i benefit più apprezzati in Italia si trovano l’assicurazione sanitaria/copertura medica privata (57%) e l’auto aziendale (52%). Il lavoro flessibile è comunque molto valorizzato, posizionandosi al terzo posto con il 51%.

Conclusione

L’analisi di HAYS Italia mostra una crescente domanda di professionisti tech, accompagnata da una significativa insoddisfazione legata a salari e opportunità di crescita. Per trattenere i talenti, le aziende italiane dovranno migliorare le condizioni lavorative e adeguarsi alle aspettative salariali europee, offrendo anche un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e benefici aziendali attraenti.

AI generativa: la Cina deposita un quarto dei brevetti di tutto il mondo

Tra il 2014 e il 2023 oltre 38.000 brevetti di Intelligenza artificiale generativa su un totale di 54.000 provengono dalla Cina.
Si tratta di un numero sei volte superiore a quello degli Stati Uniti, al secondo posto, con 6.276 innovazioni, mentre la Corea del Sud è terza (4.155), seguita dal Giappone (3.409). La crescita maggiore si registra però in India, dove sono stati depositati 1.350 brevetti GenAI.

Insomma, è la Cina il primo paese al mondo per numero di brevetti di Intelligenza artificiale. Emerge da l’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Ompi), che sottolinea l’accelerazione eccezionale di questo Paese, responsabile di un quarto dei 54.000 brevetti dell’ultimo decennio per questa tecnologia depositati l’anno scorso.

Una tecnologia rivoluzionaria nota al grande pubblico per ChatGPT

Secondo il capo dell’agenzia Onu, Daren Tang, la GenAI “è diventata una tecnologia rivoluzionaria”. Il grande pubblico ha avuto modo di conoscerla con l’accesso gratuito a ChatGPT alla fine del 2022, anche se la rete neurale profonda, diventata sinonimo di AI, è apparsa per la prima volta nel 2017.

Da allora, questi programmi informatici, alimentati e ‘addestrati’ da miliardi di dati, sono stati in grado di creare testi, video, musica e persino codici informatici in pochi secondi, sulla base di query nel linguaggio quotidiano.
I brevetti di AI generativa rappresentano ancora solo il 6% di tutti i brevetti Intelligenza artificiale a livello mondiale, ma il numero di depositi è in rapido aumento.

Il numero di brevetti è aumentato otto volte dal 2017

L’Intelligenza artificiale generativa alimenta una serie di prodotti come chatbot, ChatGPT e Gemini di Google. Può anche aiutare a progettare nuove molecole per lo sviluppo di farmaci e consentire l’ideazione e l’ottimizzazione di nuovi prodotti.

“È un settore in rapida crescita”, ha spiegato Christopher Harrison, responsabile dell’analisi dei brevetti presso l’Ompi. Tanto che il numero totale di brevetti di AI generativa a livello mondiale è aumentato di otto volte dal 2017.
Secondo l’Onu, il numero totale di brevetti internazionali per innovazioni che utilizzano l’Intelligenza artificiale generativa è aumentato di otto volte dal 2017 a oggi,

TikTok e Microsoft agli ultimi posti della top 10 delle imprese

Nella classifica delle imprese, Tencent è in cima al podio, seguita da Ping An Insurance, Baidu e dall’Accademia cinese delle scienze.

L’americana IBM, riferisce Agi, è solo al quinto posto, seguita dalla cinese Alibaba, dalla sudcoreana Samsung Electronics e dalla società madre di Google Alphabet.
ByteDance, società madre di TikTok, e Microsoft occupano gli ultimi posti della top 10.

3 e-commerce B2C e B2B: in Italia vale oltre 133,6 miliardi di euro

In Italia nel 2022 l’e-commerce genera un valore condiviso di oltre 133,6 miliardi di euro, il 7% del Pil. Un dato che rispetto all’anno precedente cresce del 13,9%.
Considerando gli effetti indotti, diretti e indiretti, la filiera e-commerce contribuisce a creare 1,6 milioni di posti di lavoro (+12,4% rispetto al 2021), rappresentando il 6,4% degli occupati in Italia, per un totale di 35 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera (+13,2% vs 2021).

A beneficiare della ricchezza generata dalla filiera è l’intera società. Grazie a questo valore, lo Stato può investire 49,6 miliardi di euro in servizi pubblici e infrastrutture, migliorando il benessere della collettività e supportando lo sviluppo economico del Paese, con il 9,1% delle entrate fiscali nel 2022.

I numeri della filiera

Si tratta delle evidenze principali emerse dalla ricerca realizzata da Netcomm in collaborazione con Althesys. La ricerca individua 3 macro-fasi in cui sono raggruppate tutte le categorie che compongono l’intera filiera dell’e-commerce, che vede al centro gli online seller (retailer, brand e marketplace), a monte i fornitori (servizi informatici, di marketing, consulenza, componenti materiali e altri servizi) e a valle il supporto alle attività di vendita (logistica e sistemi di pagamento).

Gran parte del valore condiviso (46,4%) si genera nella fase centrale, quella delle attività degli online seller, che corrisponde a 61,9 miliardi di euro (+8,5%) e occupa 773.000 persone (+7,7%).
Di questo segmento della filiera fanno parte le aziende classificate come Brand, Retailer, e Marketplace.

Fornitori e supporto alle attività di vendita

Il resto del valore è equamente distribuito tra la fase che precede le vendite online, quella dell’attività dei fornitori, che genera 36,6 miliardi di euro, il 27,4% del totale (+8%) e occupa 445.400 addetti (+8,7%), e la fase che segue la vendita online, il supporto alle attività di vendita.

Questa fase genera 35,1 miliardi di euro (il 26,3% del totale), in crescita del 33% rispetto al 2021, così come il numero di occupati, pari a 415.100, e che segna un significativo aumento rispetto al 2021, pari al +27%.

Un settore dalle potenzialità ancora ampie

“L’e-commerce come ‘nemico da contrastare’ è un pregiudizio infondato e superato – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. I numeri parlano chiaro: il 7% del Pil del nostro Paese è generato dall’impatto che la filiera dell’e-commerce ha sull’economia italiana. La politica non può ignorare queste evidenze. Stiamo parlando di un comparto che vale oltre 133,6 miliardi di euro, il cui 37% è assorbito dallo Stato tra imposte e contributi, a beneficio dell’intero sistema. A oggi, il 4,7% del totale del fatturato delle aziende italiane viene registrato dal canale e-commerce. Pur essendo una percentuale in crescita, poiché quasi raddoppiata dal 2014, quando era al 2,2%, le potenzialità di sviluppo di questo settore sono ancora molto ampie”.

Perchè Meta fa marcia indietro sull’utilizzo dei dati social europei per addestrare la sua AI?

Meta ha deciso di interrompere l’utilizzo dei dati degli utenti europei di Facebook e Instagram per addestrare la sua Intelligenza artificiale. La società aveva infatti progettato di implementare nuove funzionalità di Intelligenza artificiale nell’Unione Europea, promettendo agli utenti social vantaggi come adesivi personalizzati per chat e storie, e un assistente virtuale avanzato in cambio dell’uso dei loro dati.

Ora, questa decisione repentina sembra arrivare come diretta conseguenza delle critiche e delle pressioni esercitate dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) e il Centro Europeo per i Diritti Digitali (Noyob, ‘None of your business’). Entrambi gli enti per la tutela dei consumatori e della privacy all’interno della UE e lo Spazio Economico Europeo (SEE) hanno infatti sollevato questioni sulla legittimità del metodo usato da Meta.

Messi in discussione gli interessi legittimi per il trattamento dei dati 

L’utilizzo dei dati da parte di Meta era giustificato al fine di ‘riflettere’ e interpretare “le diverse culture e lingue delle comunità europee che utilizzeranno questi servizi”.
Tuttavia, il metodo proposto per il trattamento dei dati ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

La controversia ha preso piede quando la Commissione irlandese per la protezione dei dati e Noyob hanno messo in discussione la legittimità degli ‘interessi legittimi’ invocati da Meta per il trattamento di tali dati.

Troppe critiche, e la CPC cambia idea

Inizialmente, la DPC aveva approvato i piani di Meta, ma ha dovuto rapidamente fare marcia indietro dopo le numerose critiche.
In particolare, le critiche si sono concentrate sul tentativo di Meta di evitare la richiesta di consenso esplicito degli utenti, optando invece per un sistema di opt-out che sarebbe stato attivo solo fino al 26 giugno.

Tale approccio è stato visto come un tentativo di utilizzare ‘modelli oscuri’ per raccogliere il maggior numero possibile di dati prima dell’entrata in vigore della restrizione.

Noyb rimane vigile: la battaglia legale non è ancora finita

La decisione di sospendere questi piani è stata accolta positivamente da Noyb, che tuttavia rimane vigile.
Max Schrems, presidente di Noyb, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa di Meta, ma ha sottolineato che la battaglia legale continuerà fino a quando non ci saranno cambiamenti ufficiali e vincolanti nella politica sulla privacy di Meta che riflettano questa sospensione, riporta Adnkronos.

“Restiamo fiduciosi che il nostro sia conforme alle leggi e ai regolamenti europei – ha precisato Meta in un post ufficiale, ripreso da Ansa -. L’addestramento dell’Intelligenza artificiale non è un’esclusiva dei nostri servizi e siamo più trasparenti di molti dei nostri omologhi del settore. Continueremo la collaborazione con il DPC in modo che le persone in Europa abbiano accesso allo stesso livello di innovazione dell’AI del resto del mondo”.

Il 77% dei genitori italiani è in difficoltà: troppa ansia e problemi finanziari 

Emerge dal sondaggio ‘Le sfide della genitorialità’, realizzato da QUID+, linea editoriale a marchio Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli: il 77% dei genitori italiani vive in ansia per le difficoltà finanziarie e organizzative, legate direttamente alla gestione della famiglia. E l’8,6% del campione, soprattutto se parte di una famiglia monoparentale sottolinea la propria solitudine e l’isolamento sociale.

L’Italia, insomma, non è un Paese per genitori. Sempre più in bilico tra preoccupazioni e stanchezza, investiti da un eccesso di informazioni, i genitori italiani si sentono lasciati spesso soli. 
E se negli ultimi decenni il ruolo dei genitori è cambiato, nel segno di una maggiore condivisione delle responsabilità, spesso questa collaborazione manca.

La mamma si conferma il fulcro della famiglia

Considerando che il 96% ‘degli intervistati’ sono madri, la mamma si conferma come la figura genitoriale che rimane il fulcro portante, a dispetto dei cambiamenti sociali e del superamento del modello tradizionale di famiglia.

Solo il 58% dei genitori però riceve supporto da parte del partner nella crescita dei figli. E quasi la metà (44%) afferma di essere alla costante ricerca di un equilibrio tra le esigenze lavorative e il desiderio di offrire il meglio ai propri figli.
I bambini hanno bisogno di vivere esperienze stimolanti, ma ciò di cui hanno più necessità è protezione, sicurezza e comprensione da parte degli adulti. Una comunità coinvolta e solidale attorno ai genitori può fare la differenza.

Crescere i figli è una sfida

Per il 44% dei genitori italiani la sfida principale di crescere un figlio è la gestione dei capricci e della rabbia, e dell’educazione al sonno (25,4%). Affrontare le crisi emotive dei bambini può essere difficile, tuttavia, adottare approcci educativi basati sulla comprensione e sull’accoglienza delle emozioni può aiutare a vivere queste situazioni in maniera costruttiva.

Allo stesso modo, la gestione del sonno autonomo presenta ostacoli significativi per i genitori, che spesso si trovano a fronteggiarne le conseguenze anche sui propri cicli di riposo. Comprendere la fisiologia del sonno infantile e adottare abitudini sane può contribuire a mitigare queste difficoltà e favorire il benessere generale della famiglia.

Una persistente mancanza di tempo

La maggioranza dei genitori intervistati (71,5%) non riesce a ritagliare sufficiente tempo per coltivare i propri interessi. Essere genitori è un viaggio quotidiano di crescita accanto ai propri figli, ma resta importante il valore del tempo da dedicare a sé stessi.
Quasi il 40% dei genitori desidera maggior sostegno economico o una riduzione dell’orario lavorativo, e il 22% ritiene importante avere più occasioni di formazione sulla genitorialità, mentre il 18% vorrebbe una maggiore condivisione degli obiettivi educativi.

Sono dati che riflettono la persistente percezione di ‘mancanza di tempo, e fanno emergere l’esigenza di una genitorialità consapevole, che privilegi la qualità del tempo trascorso con i figli. E favorisca l’attenzione agli scambi relazionali significativi.

Sanità digitale: la spesa sale a 2,2 miliardi di euro

Nel 2023 la spesa per la Sanità digitale in Italia è stata pari a 2,2 miliardi di euro, in crescita del + 22% rispetto al 2022
Tra le priorità per le aziende sanitarie, la cybersecurity si conferma al primo posto. Fondamentali anche la Cartella Clinica Elettronica (CCE) e i sistemi di integrazione con quelli regionali o nazionali. Stabili poi i tassi di utilizzo della Telemedicina: il 35% dei medici specialisti e il 43% dei Medici di Medicina Generale (MMG) affermano di aver utilizzato servizi di Televisita, e rispettivamente il 33% e il 35%, di avere fatto ricorso al Telemonitoraggio.

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, svolta in collaborazione con FIASO e Consulcesi Homnya, AMD, AME, FADOI e SIMFER, oltre ad Alleanza Malattie Rare, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti.

Fascicolo Sanitario Elettronico, uno strumento ormai essenziale

Si tratta di dati sostanzialmente in linea con l’anno scorso, manca infatti la spinta che dovrebbe essere portata dal PNRR con le nuove piattaforme regionali.
In ogni caso, il 35% dei medici specialisti e il 48% dei MMG hanno fatto accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico, considerato utile dai professionisti perché riduce il tempo necessario per reperire le informazioni (70% specialisti, 65% MMG) e semplifica la lettura dei documenti scambiati (70% specialisti, 60% MMG).

Inoltre, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza (68% specialisti, 60% MMG) e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente (68% e 53%).

Aumenta l’interesse per l’AI

Secondo il 72% degli specialisti e il 70% dei MMG l’Intelligenza artificiale potrà rafforzare le capacità di accuratezza e personalizzazione delle cure, e rendere più sostenibili le attività di monitoraggio di un elevato numero di pazienti cronici (55% specialisti, 66% MMG). 
Sei pazienti su dieci (62%) dichiarano poi che, se usata con prudenza, l’AI potrebbe portare più benefici che rischi e aiutare il medico nel prendere decisioni più precise e rapide (58%).

Tra le preoccupazioni dei medici emerge il rischio che l’automatizzazione di alcune attività possa condurre a errori (55% specialisti, 59% MMG) e che l’introduzione dell’AI nella pratica clinica possa diminuire il valore del giudizio clinico basato sull’esperienza professionale (53%, 56%).

Gli italiani chiedono informazioni sanitarie all’AI generativa 

Il 29% degli specialisti, il 34% degli infermieri e due terzi dei MMG ha poi utilizzato soluzioni di AI generativa (GenAI) per ricercare informazioni scientifiche.
Il 22% degli italiani ha poi utilizzato ChatGPT almeno una volta nell’ultimo anno. Il 23% di questi l’ha usato per cercare informazioni su prevenzione e stili di vita, il 19% su problemi di salute e il 15% su farmaci e terapie.

Nel 40% dei casi l’utente che si è rivolto a ChatGPT in cerca di informazioni sulla salute afferma che le informazioni trovate hanno consentito di ridurre le comunicazioni con il medico.

L’inflazione rallenta: cosa cambia per i prezzi al consumo?

Ad aprile, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, sia aumentato dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua (rispetto al +1,2% del mese precedente). La stima preliminare era del +0,9%. Il leggero rallentamento del tasso d’inflazione è dovuto principalmente all’aumento della flessione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da -10,3% a -13,9%) e alla decelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +4,5% a +2,7%), dei servizi vari (da +2,3% a +1,8%), dei beni non durevoli (da +2,0% a +1,5%), e dei beni alimentari non lavorati (da +2,6% a +2,2%) e lavorati (da +2,8% a +2,5%).

Tuttavia, si osserva un’accelerazione nei prezzi dei tabacchi (da +1,9% a +3,3%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,2% a +3,8%) e dei beni energetici regolamentati (da -13,8% a -1,3%).

Flessione per quasi tutti i beni

L’inflazione di fondo, esclusi i beni energetici e gli alimentari freschi, decelera da +2,3% a +2,1%, mentre quella esclusi i soli beni energetici passa da +2,4% a +2,1%. La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni registra una flessione leggermente maggiore (da -0,2% a -0,6%) e quella dei servizi subisce una lieve decelerazione (da +3,0% a +2,9%), portando a un aumento del differenziale inflazionistico tra servizi e beni (+3,5 punti percentuali rispetto ai +3,2 di marzo).

Giù i costi di alimentari, su quelli dei servizi ricreativi

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +2,6% a +2,3%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +2,5% a +2,6%). L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette principalmente la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,6%), dei tabacchi (+1,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%). Questi aumenti sono stati solo parzialmente compensati dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-10,1%) e non regolamentati (-1,8%).

L’indice nazionale dei prezzi al consumo scende dello 0,1%

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,5% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali non considerati dal NIC, e dello 0,9% su base annua (da +1,2% di marzo); la stima preliminare era del +1,0%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), esclusi i tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento dello 0,8% su base annua.