I criminali informatici stanno utilizzando i dati rubati a utenti e aziende per aumentare la pressione su chi si rifiuta di pagare. I criminali si servono di tattiche estreme come la condivisione dei dettagli di contatto, o il doxing di membri della famiglia degli AD e dei proprietari delle aziende prese di mira, con la minaccia di riferire alle autorità qualsiasi informazione su attività commerciali illegali scoperta nei dati rubati.
È quanto emerge da un nuovo rapporto sul dark web di Sophos, dal titolo Turning the Screws: The Pressure Tactics of Ransomware Gangs.
Nel rapporto, Sophos X-Ops condivide i post trovati sul dark web che mostrano come gli autori di attacchi ransomware si riferiscano ai loro obiettivi come ‘irresponsabili e negligenti’, e in alcuni casi, incoraggino le singole vittime le cui informazioni personali sono state rubate a intraprendere una causa contro il loro datore di lavoro.
Aggravare il danno reputazionale di un attacco
“Nel dicembre 2023, sulla scia della violazione del casinò MGM, Sophos ha iniziato a notare la propensione dei cybercriminali a sfruttare i media come strumento da utilizzare non solo per aumentare la pressione sulle vittime, ma anche per prendere il controllo della narrazione e spostare la colpa dell’attacco – dichiara Christopher Budd, direttore della ricerca sulle minacce di Sophos -. Stiamo anche notando che sempre più spesso i criminali informatici individuano i leader aziendali che ritengono ‘responsabili’ dell’attacco ransomware presso le aziende prese di mira. Questi tentativi aumentando la pressione sulle aziende affinché paghino e potenzialmente aggravano il danno reputazionale di un attacco”.
Le informazioni vengono utilizzate come leva se le aziende non pagano
Sophos X-Ops ha anche trovato diversi post di autori di attacchi ransomware che descrivono i loro piani di ricerca di informazioni all’interno dei dati rubati, informazioni da utilizzare come leva se le aziende non pagano.
Questi messaggi si allineano a una tendenza più ampia dei criminali che cercano di estorcere alle aziende dati sempre più sensibili relativi a dipendenti, clienti o pazienti. Tra questi dati, cartelle cliniche, cartelle cliniche di bambini, ‘informazioni sui problemi sessuali dei pazienti’ e ‘immagini di pazienti nudi’.
Alla ricerca di nuove opportunità di estorsione
“Le gang di cybercriminali autrici di attacchi ransomware stanno diventando sempre più invasive e audaci su come e cosa colpire. Per aggravare la pressione sulle aziende, non si limitano a rubare i dati e a minacciare di diffonderli, ma li analizzano attivamente per massimizzare i danni e creare nuove opportunità di estorsione – ha aggiunto Budd -. Ciò significa che le organizzazioni non devono preoccuparsi soltanto dello spionaggio aziendale e della perdita di segreti commerciali o di attività illegali da parte dei dipendenti, ma anche dei danni collaterali di questi cyberattacchi”.