Quali sono i talenti tech più richiesti dalle aziende?

La domanda di Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud è in forte crescita nei settori della manifattura, automotive ed energia. Lo rivela un’analisi della società di recruiting HAYS Italia, riferisce Adnkronos. Il report “The Tech Talent Explorer”, realizzato da HAYS in 20 Paesi della regione EMEA, evidenzia un aumento del 35% nella ricerca di professionisti tech rispetto al 2022. Oggi, le richieste di queste figure rappresentano il 30% delle richieste totali da parte delle aziende.

Soddisfazione professionale e prospettive di cambiamento

Nonostante la crescente domanda, quasi un terzo dei professionisti italiani impiegati in ruoli tecnologici non è completamente soddisfatto e prevede di cambiare società nel 2024. I principali motivi di questa insoddisfazione sono il salario basso (57%), la mancanza di opportunità di sviluppo professionale (52%) e l’assenza di avanzamento di carriera (42%).

Solo il 30% dei lavoratori tech in Italia prevede di ricevere un aumento nel 2024, il dato peggiore tra tutti i Paesi EMEA analizzati, dove la media di crescita salariale attesa è del 68%. Paesi come Olanda (84%), Spagna (81%), Danimarca (82%) e Germania (65%) mostrano aspettative di crescita salariale molto più elevate.

Salari dei professionisti tech in Italia

In Italia, un professionista tech guadagna in media €53.300 all’anno (RAL), con variazioni significative in base all’esperienza. Coloro con 2-5 anni di esperienza guadagnano in media €39.500, quelli con 5-10 anni di esperienza €54.100, e chi ha oltre 10 anni di esperienza €66.400. Le figure più pagate sono i CIO/CTO, con una RAL media di €92.500, seguiti da Software Delivery Manager (€74.000), Business Unit Manager (€73.750), CISO/Manager della Cybersecurity (€66.000) e Architetto Cloud (€65.750).

Priorità e benefici per i lavoratori italiani

L’Italia si distingue dagli altri Paesi dell’area EMEA per l’importanza data al work-life balance, considerato prioritario dal 49% dei lavoratori tech. Seguono lo sviluppo di carriera adeguato (47%) e i benefit aziendali (45%). Tra i benefit più apprezzati in Italia si trovano l’assicurazione sanitaria/copertura medica privata (57%) e l’auto aziendale (52%). Il lavoro flessibile è comunque molto valorizzato, posizionandosi al terzo posto con il 51%.

Conclusione

L’analisi di HAYS Italia mostra una crescente domanda di professionisti tech, accompagnata da una significativa insoddisfazione legata a salari e opportunità di crescita. Per trattenere i talenti, le aziende italiane dovranno migliorare le condizioni lavorative e adeguarsi alle aspettative salariali europee, offrendo anche un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e benefici aziendali attraenti.

AI generativa: la Cina deposita un quarto dei brevetti di tutto il mondo

Tra il 2014 e il 2023 oltre 38.000 brevetti di Intelligenza artificiale generativa su un totale di 54.000 provengono dalla Cina.
Si tratta di un numero sei volte superiore a quello degli Stati Uniti, al secondo posto, con 6.276 innovazioni, mentre la Corea del Sud è terza (4.155), seguita dal Giappone (3.409). La crescita maggiore si registra però in India, dove sono stati depositati 1.350 brevetti GenAI.

Insomma, è la Cina il primo paese al mondo per numero di brevetti di Intelligenza artificiale. Emerge da l’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Ompi), che sottolinea l’accelerazione eccezionale di questo Paese, responsabile di un quarto dei 54.000 brevetti dell’ultimo decennio per questa tecnologia depositati l’anno scorso.

Una tecnologia rivoluzionaria nota al grande pubblico per ChatGPT

Secondo il capo dell’agenzia Onu, Daren Tang, la GenAI “è diventata una tecnologia rivoluzionaria”. Il grande pubblico ha avuto modo di conoscerla con l’accesso gratuito a ChatGPT alla fine del 2022, anche se la rete neurale profonda, diventata sinonimo di AI, è apparsa per la prima volta nel 2017.

Da allora, questi programmi informatici, alimentati e ‘addestrati’ da miliardi di dati, sono stati in grado di creare testi, video, musica e persino codici informatici in pochi secondi, sulla base di query nel linguaggio quotidiano.
I brevetti di AI generativa rappresentano ancora solo il 6% di tutti i brevetti Intelligenza artificiale a livello mondiale, ma il numero di depositi è in rapido aumento.

Il numero di brevetti è aumentato otto volte dal 2017

L’Intelligenza artificiale generativa alimenta una serie di prodotti come chatbot, ChatGPT e Gemini di Google. Può anche aiutare a progettare nuove molecole per lo sviluppo di farmaci e consentire l’ideazione e l’ottimizzazione di nuovi prodotti.

“È un settore in rapida crescita”, ha spiegato Christopher Harrison, responsabile dell’analisi dei brevetti presso l’Ompi. Tanto che il numero totale di brevetti di AI generativa a livello mondiale è aumentato di otto volte dal 2017.
Secondo l’Onu, il numero totale di brevetti internazionali per innovazioni che utilizzano l’Intelligenza artificiale generativa è aumentato di otto volte dal 2017 a oggi,

TikTok e Microsoft agli ultimi posti della top 10 delle imprese

Nella classifica delle imprese, Tencent è in cima al podio, seguita da Ping An Insurance, Baidu e dall’Accademia cinese delle scienze.

L’americana IBM, riferisce Agi, è solo al quinto posto, seguita dalla cinese Alibaba, dalla sudcoreana Samsung Electronics e dalla società madre di Google Alphabet.
ByteDance, società madre di TikTok, e Microsoft occupano gli ultimi posti della top 10.

3 e-commerce B2C e B2B: in Italia vale oltre 133,6 miliardi di euro

In Italia nel 2022 l’e-commerce genera un valore condiviso di oltre 133,6 miliardi di euro, il 7% del Pil. Un dato che rispetto all’anno precedente cresce del 13,9%.
Considerando gli effetti indotti, diretti e indiretti, la filiera e-commerce contribuisce a creare 1,6 milioni di posti di lavoro (+12,4% rispetto al 2021), rappresentando il 6,4% degli occupati in Italia, per un totale di 35 miliardi di euro di salari lordi nella sola filiera (+13,2% vs 2021).

A beneficiare della ricchezza generata dalla filiera è l’intera società. Grazie a questo valore, lo Stato può investire 49,6 miliardi di euro in servizi pubblici e infrastrutture, migliorando il benessere della collettività e supportando lo sviluppo economico del Paese, con il 9,1% delle entrate fiscali nel 2022.

I numeri della filiera

Si tratta delle evidenze principali emerse dalla ricerca realizzata da Netcomm in collaborazione con Althesys. La ricerca individua 3 macro-fasi in cui sono raggruppate tutte le categorie che compongono l’intera filiera dell’e-commerce, che vede al centro gli online seller (retailer, brand e marketplace), a monte i fornitori (servizi informatici, di marketing, consulenza, componenti materiali e altri servizi) e a valle il supporto alle attività di vendita (logistica e sistemi di pagamento).

Gran parte del valore condiviso (46,4%) si genera nella fase centrale, quella delle attività degli online seller, che corrisponde a 61,9 miliardi di euro (+8,5%) e occupa 773.000 persone (+7,7%).
Di questo segmento della filiera fanno parte le aziende classificate come Brand, Retailer, e Marketplace.

Fornitori e supporto alle attività di vendita

Il resto del valore è equamente distribuito tra la fase che precede le vendite online, quella dell’attività dei fornitori, che genera 36,6 miliardi di euro, il 27,4% del totale (+8%) e occupa 445.400 addetti (+8,7%), e la fase che segue la vendita online, il supporto alle attività di vendita.

Questa fase genera 35,1 miliardi di euro (il 26,3% del totale), in crescita del 33% rispetto al 2021, così come il numero di occupati, pari a 415.100, e che segna un significativo aumento rispetto al 2021, pari al +27%.

Un settore dalle potenzialità ancora ampie

“L’e-commerce come ‘nemico da contrastare’ è un pregiudizio infondato e superato – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. I numeri parlano chiaro: il 7% del Pil del nostro Paese è generato dall’impatto che la filiera dell’e-commerce ha sull’economia italiana. La politica non può ignorare queste evidenze. Stiamo parlando di un comparto che vale oltre 133,6 miliardi di euro, il cui 37% è assorbito dallo Stato tra imposte e contributi, a beneficio dell’intero sistema. A oggi, il 4,7% del totale del fatturato delle aziende italiane viene registrato dal canale e-commerce. Pur essendo una percentuale in crescita, poiché quasi raddoppiata dal 2014, quando era al 2,2%, le potenzialità di sviluppo di questo settore sono ancora molto ampie”.

Perchè Meta fa marcia indietro sull’utilizzo dei dati social europei per addestrare la sua AI?

Meta ha deciso di interrompere l’utilizzo dei dati degli utenti europei di Facebook e Instagram per addestrare la sua Intelligenza artificiale. La società aveva infatti progettato di implementare nuove funzionalità di Intelligenza artificiale nell’Unione Europea, promettendo agli utenti social vantaggi come adesivi personalizzati per chat e storie, e un assistente virtuale avanzato in cambio dell’uso dei loro dati.

Ora, questa decisione repentina sembra arrivare come diretta conseguenza delle critiche e delle pressioni esercitate dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) e il Centro Europeo per i Diritti Digitali (Noyob, ‘None of your business’). Entrambi gli enti per la tutela dei consumatori e della privacy all’interno della UE e lo Spazio Economico Europeo (SEE) hanno infatti sollevato questioni sulla legittimità del metodo usato da Meta.

Messi in discussione gli interessi legittimi per il trattamento dei dati 

L’utilizzo dei dati da parte di Meta era giustificato al fine di ‘riflettere’ e interpretare “le diverse culture e lingue delle comunità europee che utilizzeranno questi servizi”.
Tuttavia, il metodo proposto per il trattamento dei dati ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

La controversia ha preso piede quando la Commissione irlandese per la protezione dei dati e Noyob hanno messo in discussione la legittimità degli ‘interessi legittimi’ invocati da Meta per il trattamento di tali dati.

Troppe critiche, e la CPC cambia idea

Inizialmente, la DPC aveva approvato i piani di Meta, ma ha dovuto rapidamente fare marcia indietro dopo le numerose critiche.
In particolare, le critiche si sono concentrate sul tentativo di Meta di evitare la richiesta di consenso esplicito degli utenti, optando invece per un sistema di opt-out che sarebbe stato attivo solo fino al 26 giugno.

Tale approccio è stato visto come un tentativo di utilizzare ‘modelli oscuri’ per raccogliere il maggior numero possibile di dati prima dell’entrata in vigore della restrizione.

Noyb rimane vigile: la battaglia legale non è ancora finita

La decisione di sospendere questi piani è stata accolta positivamente da Noyb, che tuttavia rimane vigile.
Max Schrems, presidente di Noyb, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa di Meta, ma ha sottolineato che la battaglia legale continuerà fino a quando non ci saranno cambiamenti ufficiali e vincolanti nella politica sulla privacy di Meta che riflettano questa sospensione, riporta Adnkronos.

“Restiamo fiduciosi che il nostro sia conforme alle leggi e ai regolamenti europei – ha precisato Meta in un post ufficiale, ripreso da Ansa -. L’addestramento dell’Intelligenza artificiale non è un’esclusiva dei nostri servizi e siamo più trasparenti di molti dei nostri omologhi del settore. Continueremo la collaborazione con il DPC in modo che le persone in Europa abbiano accesso allo stesso livello di innovazione dell’AI del resto del mondo”.

Il 77% dei genitori italiani è in difficoltà: troppa ansia e problemi finanziari 

Emerge dal sondaggio ‘Le sfide della genitorialità’, realizzato da QUID+, linea editoriale a marchio Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli: il 77% dei genitori italiani vive in ansia per le difficoltà finanziarie e organizzative, legate direttamente alla gestione della famiglia. E l’8,6% del campione, soprattutto se parte di una famiglia monoparentale sottolinea la propria solitudine e l’isolamento sociale.

L’Italia, insomma, non è un Paese per genitori. Sempre più in bilico tra preoccupazioni e stanchezza, investiti da un eccesso di informazioni, i genitori italiani si sentono lasciati spesso soli. 
E se negli ultimi decenni il ruolo dei genitori è cambiato, nel segno di una maggiore condivisione delle responsabilità, spesso questa collaborazione manca.

La mamma si conferma il fulcro della famiglia

Considerando che il 96% ‘degli intervistati’ sono madri, la mamma si conferma come la figura genitoriale che rimane il fulcro portante, a dispetto dei cambiamenti sociali e del superamento del modello tradizionale di famiglia.

Solo il 58% dei genitori però riceve supporto da parte del partner nella crescita dei figli. E quasi la metà (44%) afferma di essere alla costante ricerca di un equilibrio tra le esigenze lavorative e il desiderio di offrire il meglio ai propri figli.
I bambini hanno bisogno di vivere esperienze stimolanti, ma ciò di cui hanno più necessità è protezione, sicurezza e comprensione da parte degli adulti. Una comunità coinvolta e solidale attorno ai genitori può fare la differenza.

Crescere i figli è una sfida

Per il 44% dei genitori italiani la sfida principale di crescere un figlio è la gestione dei capricci e della rabbia, e dell’educazione al sonno (25,4%). Affrontare le crisi emotive dei bambini può essere difficile, tuttavia, adottare approcci educativi basati sulla comprensione e sull’accoglienza delle emozioni può aiutare a vivere queste situazioni in maniera costruttiva.

Allo stesso modo, la gestione del sonno autonomo presenta ostacoli significativi per i genitori, che spesso si trovano a fronteggiarne le conseguenze anche sui propri cicli di riposo. Comprendere la fisiologia del sonno infantile e adottare abitudini sane può contribuire a mitigare queste difficoltà e favorire il benessere generale della famiglia.

Una persistente mancanza di tempo

La maggioranza dei genitori intervistati (71,5%) non riesce a ritagliare sufficiente tempo per coltivare i propri interessi. Essere genitori è un viaggio quotidiano di crescita accanto ai propri figli, ma resta importante il valore del tempo da dedicare a sé stessi.
Quasi il 40% dei genitori desidera maggior sostegno economico o una riduzione dell’orario lavorativo, e il 22% ritiene importante avere più occasioni di formazione sulla genitorialità, mentre il 18% vorrebbe una maggiore condivisione degli obiettivi educativi.

Sono dati che riflettono la persistente percezione di ‘mancanza di tempo, e fanno emergere l’esigenza di una genitorialità consapevole, che privilegi la qualità del tempo trascorso con i figli. E favorisca l’attenzione agli scambi relazionali significativi.

Sanità digitale: la spesa sale a 2,2 miliardi di euro

Nel 2023 la spesa per la Sanità digitale in Italia è stata pari a 2,2 miliardi di euro, in crescita del + 22% rispetto al 2022
Tra le priorità per le aziende sanitarie, la cybersecurity si conferma al primo posto. Fondamentali anche la Cartella Clinica Elettronica (CCE) e i sistemi di integrazione con quelli regionali o nazionali. Stabili poi i tassi di utilizzo della Telemedicina: il 35% dei medici specialisti e il 43% dei Medici di Medicina Generale (MMG) affermano di aver utilizzato servizi di Televisita, e rispettivamente il 33% e il 35%, di avere fatto ricorso al Telemonitoraggio.

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, svolta in collaborazione con FIASO e Consulcesi Homnya, AMD, AME, FADOI e SIMFER, oltre ad Alleanza Malattie Rare, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti.

Fascicolo Sanitario Elettronico, uno strumento ormai essenziale

Si tratta di dati sostanzialmente in linea con l’anno scorso, manca infatti la spinta che dovrebbe essere portata dal PNRR con le nuove piattaforme regionali.
In ogni caso, il 35% dei medici specialisti e il 48% dei MMG hanno fatto accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico, considerato utile dai professionisti perché riduce il tempo necessario per reperire le informazioni (70% specialisti, 65% MMG) e semplifica la lettura dei documenti scambiati (70% specialisti, 60% MMG).

Inoltre, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza (68% specialisti, 60% MMG) e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente (68% e 53%).

Aumenta l’interesse per l’AI

Secondo il 72% degli specialisti e il 70% dei MMG l’Intelligenza artificiale potrà rafforzare le capacità di accuratezza e personalizzazione delle cure, e rendere più sostenibili le attività di monitoraggio di un elevato numero di pazienti cronici (55% specialisti, 66% MMG). 
Sei pazienti su dieci (62%) dichiarano poi che, se usata con prudenza, l’AI potrebbe portare più benefici che rischi e aiutare il medico nel prendere decisioni più precise e rapide (58%).

Tra le preoccupazioni dei medici emerge il rischio che l’automatizzazione di alcune attività possa condurre a errori (55% specialisti, 59% MMG) e che l’introduzione dell’AI nella pratica clinica possa diminuire il valore del giudizio clinico basato sull’esperienza professionale (53%, 56%).

Gli italiani chiedono informazioni sanitarie all’AI generativa 

Il 29% degli specialisti, il 34% degli infermieri e due terzi dei MMG ha poi utilizzato soluzioni di AI generativa (GenAI) per ricercare informazioni scientifiche.
Il 22% degli italiani ha poi utilizzato ChatGPT almeno una volta nell’ultimo anno. Il 23% di questi l’ha usato per cercare informazioni su prevenzione e stili di vita, il 19% su problemi di salute e il 15% su farmaci e terapie.

Nel 40% dei casi l’utente che si è rivolto a ChatGPT in cerca di informazioni sulla salute afferma che le informazioni trovate hanno consentito di ridurre le comunicazioni con il medico.

L’inflazione rallenta: cosa cambia per i prezzi al consumo?

Ad aprile, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, sia aumentato dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua (rispetto al +1,2% del mese precedente). La stima preliminare era del +0,9%. Il leggero rallentamento del tasso d’inflazione è dovuto principalmente all’aumento della flessione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da -10,3% a -13,9%) e alla decelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +4,5% a +2,7%), dei servizi vari (da +2,3% a +1,8%), dei beni non durevoli (da +2,0% a +1,5%), e dei beni alimentari non lavorati (da +2,6% a +2,2%) e lavorati (da +2,8% a +2,5%).

Tuttavia, si osserva un’accelerazione nei prezzi dei tabacchi (da +1,9% a +3,3%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,2% a +3,8%) e dei beni energetici regolamentati (da -13,8% a -1,3%).

Flessione per quasi tutti i beni

L’inflazione di fondo, esclusi i beni energetici e gli alimentari freschi, decelera da +2,3% a +2,1%, mentre quella esclusi i soli beni energetici passa da +2,4% a +2,1%. La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni registra una flessione leggermente maggiore (da -0,2% a -0,6%) e quella dei servizi subisce una lieve decelerazione (da +3,0% a +2,9%), portando a un aumento del differenziale inflazionistico tra servizi e beni (+3,5 punti percentuali rispetto ai +3,2 di marzo).

Giù i costi di alimentari, su quelli dei servizi ricreativi

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +2,6% a +2,3%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +2,5% a +2,6%). L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette principalmente la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,6%), dei tabacchi (+1,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%). Questi aumenti sono stati solo parzialmente compensati dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-10,1%) e non regolamentati (-1,8%).

L’indice nazionale dei prezzi al consumo scende dello 0,1%

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,5% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali non considerati dal NIC, e dello 0,9% su base annua (da +1,2% di marzo); la stima preliminare era del +1,0%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), esclusi i tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento dello 0,8% su base annua.

Sostenibilità: perchè gli italiani stanno attenti al packaging dei prodotti?

Durante l’ultima edizione di Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione, è stato presentato un interessante aggiornamento dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo, a cura di Nomisma. L’indagine si è concentrata sui comportamenti di consumo degli italiani, sempre più orientati verso salute, nutrizione e sostenibilità, con un’enfasi sul ruolo del packaging in questo contesto. Nonostante un rallentamento dell’inflazione, gli italiani continuano a gestire le loro spese con cautela. L’88% ha adottato strategie di risparmio per far fronte all’aumento dei prezzi, privilegiando l’acquisto di prodotti in promozione e eliminando il superfluo.

L’attenzione alla riduzione degli sprechi “sposta” la spesa

L’attenzione verso la riduzione degli sprechi e la salute sta influenzando il carrello della spesa, che nel 2024 diventa sempre più orientato verso alimenti sani e sostenibili. Il 46% degli italiani ritiene che l’alimentazione incida sul proprio stato di salute fisica e mentale, mentre il 50% sceglie cibi salutari per sentirsi bene con se stessi e prevenire malattie. In Italia, la domanda di prodotti alimentari free from è in aumento, trainata soprattutto dai prodotti senza zuccheri aggiunti. Gli italiani mostrano anche interesse per i prodotti arricchiti, come quelli con aggiunta di proteine.

Il ruolo della confezione 

La sostenibilità è un criterio importante per il 62% degli italiani nelle scelte di acquisto, influenzando anche i comportamenti di spesa. Il packaging gioca un ruolo cruciale: per il 66% degli italiani, è determinante nella scelta di cibi e bevande, e per il 50% contribuisce a rendere il prodotto più rispettoso dell’ambiente.

Quali sono le caratteristiche della sostenibilità secondo i consumatori?

Le caratteristiche di sostenibilità più ricercate sono la riduzione dell’imballaggio, la riciclabilità e la compostabilità del packaging. Anche le informazioni nutrizionali e la presenza di certificazioni sono importanti per i consumatori.

Inoltre, l’attenzione verso la sostenibilità si riflette anche nei prodotti healthy food, come quelli vegani e vegetariani. Le certificazioni e l’uso responsabile delle risorse sono criteri fondamentali per i consumatori.
La ricerca di Nomisma ha evidenziato che gli italiani cercano principalmente due caratteristiche nei prodotti alimentari benefici per la salute: la presenza di specifici ingredienti e l’assenza di altri. Gli alimenti free from e quelli arricchiti sono sempre più presenti nel carrello degli italiani, soprattutto tra le donne e i giovani sotto i 45 anni.

Imprese: saldo a -11mila nel I trimestre 2024

Tra gennaio e marzo 2024 il bilancio tra aperture e chiusure di attività economiche si è attestato a -10.951 unità, un valore più elevato rispetto allo stesso trimestre degli ultimi tre anni, ma ancora al di sotto della media dell’ultimo decennio (-14mila imprese).

Continua, dopo la frattura pandemica, il percorso di recupero della normalità all’anagrafe delle imprese italiane. Il saldo del trimestre riflette, da un lato, l’accelerazione delle cancellazioni, pari a 117.832, il 7,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2023, e dall’altro, una moderata crescita delle iscrizioni (106.881, il 5% in più dell’anno precedente).
Nel complesso, entrambi i flussi di aperture e chiusure di imprese restano comunque ancora al di sotto della media del periodo pre-pandemia.

A fine anno si concentra il numero di cessazioni

Nel valutare i dati del primo trimestre dell’anno è importante considerare che storicamente questo periodo registra di frequente saldi negativi, principalmente a causa del concentrarsi alla fine dell’anno di un elevato numero di cessazioni di attività.
Un fenomeno di natura tecnico-amministrativa che estende i propri effetti sugli archivi camerali anche nelle prime settimane del nuovo anno, influenzando il dato del primo trimestre.

Il bilancio di avvio dell’anno ha avuto maggiori ripercussioni soprattutto sulle imprese individuali, che hanno registrato una diminuzione di 15.755 unità rispetto alla fine di dicembre (-0,52%). La diminuzione delle società di persone è stata meno significativa in termini assoluti (- 6.352), ma superiore in termini relativi a quella delle imprese individuali (-0,74%). 
Nota positiva, seppur attenuata rispetto all’anno precedente, dalle società di capitali che hanno registrato una crescita di 12.112 unità (+0,65%).

Settori: più attività professionali meno commercianti

Durante il primo trimestre 2024, diversi settori hanno manifestato una crescita significativa, mentre altri hanno fatto segnare una riduzione del loro perimetro. Le attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.699 imprese, +1,09% vs dicembre 2023), insieme a quelle finanziarie (+694, +0,51%) e al noleggio e servizi di supporto alle imprese (+935 imprese, +0,43%), si sono distinte per un aumento della compagine imprenditoriale. 

Sul versante opposto, le riduzioni più apprezzabili nel numero di attività hanno riguardato il commercio (-9.998, -0,71%), l’agricoltura (-6.010, -0,85%) e la manifattura (-3.123, -0,61%).

Saldi negativi da Nord a Sud

Questi dati evidenziano sfide specifiche che tali settori stanno affrontando, forse dovute a cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, alle politiche agricole o, più in generale, all’impatto delle fluttuazioni economiche globali.

In termini territoriali, tutte e quattro le principali macro-ripartizioni hanno registrato saldi negativi, con il Centro che segnala l’arretramento più contenuto del trimestre (-0,11% contro la media di -0,18%) e il Sud e le Isole per la migliore tenuta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: -0,16% contro -0,15% dell’anno scorso.
Tra le regioni, solo Lazio e Basilicata hanno registrato un saldo positivo, rispettivamente di 993 e 32 imprese. Al contrario, Piemonte (-1.934 unità) e Veneto (-1.518) hanno sperimentato le riduzioni più sensibili in termini assoluti.

Internet of Things: nel 2023 cresce del +9% e sfiora i 9 miliardi di euro 

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2023 raggiunge un valore di 8,9 miliardi di euro, (+9%), di cui la fetta più grande è rappresentata dalla Smart Car, con un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro (18% del totale).

Seguono le applicazioni IoT nel mondo utility (Smart Metering e Smart Asset Management, 1,38 miliardi, +1%), Smart Building (1,3 miliardi, -1%), Smart City (950 milioni, +15%), Smart Factory (905 milioni, +16%), Smart Home (810 milioni, + 5%), Smart Logistics (770 milioni, +8%), Smart Agricolture (570 milioni, +6%) e Smart Asset Management (330 milioni, +7%).
Nel 2023 sono stati installati altri 750.000 contatori gas connessi, l’87% del parco complessivo,1,7 milioni contatori elettrici di seconda generazione (71%), 850.000 contatori smart per l’acqua (17%).

I numeri degli oggetti connessi

Gli oggetti connessi attivi in Italia sono 140 milioni, poco più di 2,4 per abitante. Inoltre A fine 2023 si contano 41 milioni di connessioni IoT cellulari (+5% rispetto al 2022) e 100 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+17%).
Tra queste, una spinta importante arriva dalle reti LPWA (Low Power Wide Area) che passano da 2,4 milioni a 3 milioni di connessioni.

Parallelamente, l’offerta di soluzioni IoT continua a evolvere, con un numero crescente di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati dagli oggetti connessi, grazie ai quali è possibile integrare l’offerta con nuovi servizi di valore.
Questo approccio ha un impatto diretto sui numeri del mercato: i servizi raggiungono quota 4 miliardi di euro (+14%).

“Sfruttare l’enorme potenziale dell’integrazione con l’AI”

Due grandi sfide che il mercato dovrà affrontare riguardano l’integrazione tra IoT e Intelligenza Artificiale e la sostenibilità.

“È infatti proprio grazie all’effettiva capacità di sfruttare l’enorme potenziale derivante dall’integrazione tra IoT e AI che si porranno le basi per lo sviluppo del mercato futuro, grazie a nuovi scenari di utilizzo e ai numerosi benefici derivanti dall’impiego di dispositivi sempre più intelligenti – afferma Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio -. Anche la sostenibilità è sempre più al centro dell’attenzione di imprese e cittadini, e l’IoT può giocare un ruolo importante”.

Lo stop agli incentivi rallenta l’industrial IoT

Nonostante la crescita del valore di mercato, nel 2023 si assiste a un rallentamento nel lancio di nuovi progetti Industrial IoT, con il 18% delle grandi aziende ha avviato progetti nel corso dell’ultimo anno rispetto al 31% del 2022 e al 21% del 2021.
Un calo imputabile soprattutto al dimezzamento degli incentivi, che ormai hanno un impatto diretto sull’avvio di nuovi progetti.

“A testimonianza di ciò – evidenzia Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -, quasi la metà delle imprese (48%) ha attribuito un ruolo chiave agli incentivi nella decisione di attivare progettualità di Smart Factory in passato. Nel biennio 2024-25, grazie al nuovo Piano di Transizione 5.0 che prevede lo stanziamento di 6,3 miliardi di euro, ci si augura che questa tendenza potrà essere finalmente invertita”.