Il 77% dei genitori italiani è in difficoltà: troppa ansia e problemi finanziari 

Emerge dal sondaggio ‘Le sfide della genitorialità’, realizzato da QUID+, linea editoriale a marchio Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli: il 77% dei genitori italiani vive in ansia per le difficoltà finanziarie e organizzative, legate direttamente alla gestione della famiglia. E l’8,6% del campione, soprattutto se parte di una famiglia monoparentale sottolinea la propria solitudine e l’isolamento sociale.

L’Italia, insomma, non è un Paese per genitori. Sempre più in bilico tra preoccupazioni e stanchezza, investiti da un eccesso di informazioni, i genitori italiani si sentono lasciati spesso soli. 
E se negli ultimi decenni il ruolo dei genitori è cambiato, nel segno di una maggiore condivisione delle responsabilità, spesso questa collaborazione manca.

La mamma si conferma il fulcro della famiglia

Considerando che il 96% ‘degli intervistati’ sono madri, la mamma si conferma come la figura genitoriale che rimane il fulcro portante, a dispetto dei cambiamenti sociali e del superamento del modello tradizionale di famiglia.

Solo il 58% dei genitori però riceve supporto da parte del partner nella crescita dei figli. E quasi la metà (44%) afferma di essere alla costante ricerca di un equilibrio tra le esigenze lavorative e il desiderio di offrire il meglio ai propri figli.
I bambini hanno bisogno di vivere esperienze stimolanti, ma ciò di cui hanno più necessità è protezione, sicurezza e comprensione da parte degli adulti. Una comunità coinvolta e solidale attorno ai genitori può fare la differenza.

Crescere i figli è una sfida

Per il 44% dei genitori italiani la sfida principale di crescere un figlio è la gestione dei capricci e della rabbia, e dell’educazione al sonno (25,4%). Affrontare le crisi emotive dei bambini può essere difficile, tuttavia, adottare approcci educativi basati sulla comprensione e sull’accoglienza delle emozioni può aiutare a vivere queste situazioni in maniera costruttiva.

Allo stesso modo, la gestione del sonno autonomo presenta ostacoli significativi per i genitori, che spesso si trovano a fronteggiarne le conseguenze anche sui propri cicli di riposo. Comprendere la fisiologia del sonno infantile e adottare abitudini sane può contribuire a mitigare queste difficoltà e favorire il benessere generale della famiglia.

Una persistente mancanza di tempo

La maggioranza dei genitori intervistati (71,5%) non riesce a ritagliare sufficiente tempo per coltivare i propri interessi. Essere genitori è un viaggio quotidiano di crescita accanto ai propri figli, ma resta importante il valore del tempo da dedicare a sé stessi.
Quasi il 40% dei genitori desidera maggior sostegno economico o una riduzione dell’orario lavorativo, e il 22% ritiene importante avere più occasioni di formazione sulla genitorialità, mentre il 18% vorrebbe una maggiore condivisione degli obiettivi educativi.

Sono dati che riflettono la persistente percezione di ‘mancanza di tempo, e fanno emergere l’esigenza di una genitorialità consapevole, che privilegi la qualità del tempo trascorso con i figli. E favorisca l’attenzione agli scambi relazionali significativi.

Sanità digitale: la spesa sale a 2,2 miliardi di euro

Nel 2023 la spesa per la Sanità digitale in Italia è stata pari a 2,2 miliardi di euro, in crescita del + 22% rispetto al 2022
Tra le priorità per le aziende sanitarie, la cybersecurity si conferma al primo posto. Fondamentali anche la Cartella Clinica Elettronica (CCE) e i sistemi di integrazione con quelli regionali o nazionali. Stabili poi i tassi di utilizzo della Telemedicina: il 35% dei medici specialisti e il 43% dei Medici di Medicina Generale (MMG) affermano di aver utilizzato servizi di Televisita, e rispettivamente il 33% e il 35%, di avere fatto ricorso al Telemonitoraggio.

Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, svolta in collaborazione con FIASO e Consulcesi Homnya, AMD, AME, FADOI e SIMFER, oltre ad Alleanza Malattie Rare, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti.

Fascicolo Sanitario Elettronico, uno strumento ormai essenziale

Si tratta di dati sostanzialmente in linea con l’anno scorso, manca infatti la spinta che dovrebbe essere portata dal PNRR con le nuove piattaforme regionali.
In ogni caso, il 35% dei medici specialisti e il 48% dei MMG hanno fatto accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico, considerato utile dai professionisti perché riduce il tempo necessario per reperire le informazioni (70% specialisti, 65% MMG) e semplifica la lettura dei documenti scambiati (70% specialisti, 60% MMG).

Inoltre, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza (68% specialisti, 60% MMG) e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente (68% e 53%).

Aumenta l’interesse per l’AI

Secondo il 72% degli specialisti e il 70% dei MMG l’Intelligenza artificiale potrà rafforzare le capacità di accuratezza e personalizzazione delle cure, e rendere più sostenibili le attività di monitoraggio di un elevato numero di pazienti cronici (55% specialisti, 66% MMG). 
Sei pazienti su dieci (62%) dichiarano poi che, se usata con prudenza, l’AI potrebbe portare più benefici che rischi e aiutare il medico nel prendere decisioni più precise e rapide (58%).

Tra le preoccupazioni dei medici emerge il rischio che l’automatizzazione di alcune attività possa condurre a errori (55% specialisti, 59% MMG) e che l’introduzione dell’AI nella pratica clinica possa diminuire il valore del giudizio clinico basato sull’esperienza professionale (53%, 56%).

Gli italiani chiedono informazioni sanitarie all’AI generativa 

Il 29% degli specialisti, il 34% degli infermieri e due terzi dei MMG ha poi utilizzato soluzioni di AI generativa (GenAI) per ricercare informazioni scientifiche.
Il 22% degli italiani ha poi utilizzato ChatGPT almeno una volta nell’ultimo anno. Il 23% di questi l’ha usato per cercare informazioni su prevenzione e stili di vita, il 19% su problemi di salute e il 15% su farmaci e terapie.

Nel 40% dei casi l’utente che si è rivolto a ChatGPT in cerca di informazioni sulla salute afferma che le informazioni trovate hanno consentito di ridurre le comunicazioni con il medico.

L’inflazione rallenta: cosa cambia per i prezzi al consumo?

Ad aprile, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, sia aumentato dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua (rispetto al +1,2% del mese precedente). La stima preliminare era del +0,9%. Il leggero rallentamento del tasso d’inflazione è dovuto principalmente all’aumento della flessione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da -10,3% a -13,9%) e alla decelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +4,5% a +2,7%), dei servizi vari (da +2,3% a +1,8%), dei beni non durevoli (da +2,0% a +1,5%), e dei beni alimentari non lavorati (da +2,6% a +2,2%) e lavorati (da +2,8% a +2,5%).

Tuttavia, si osserva un’accelerazione nei prezzi dei tabacchi (da +1,9% a +3,3%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,2% a +3,8%) e dei beni energetici regolamentati (da -13,8% a -1,3%).

Flessione per quasi tutti i beni

L’inflazione di fondo, esclusi i beni energetici e gli alimentari freschi, decelera da +2,3% a +2,1%, mentre quella esclusi i soli beni energetici passa da +2,4% a +2,1%. La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni registra una flessione leggermente maggiore (da -0,2% a -0,6%) e quella dei servizi subisce una lieve decelerazione (da +3,0% a +2,9%), portando a un aumento del differenziale inflazionistico tra servizi e beni (+3,5 punti percentuali rispetto ai +3,2 di marzo).

Giù i costi di alimentari, su quelli dei servizi ricreativi

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale (da +2,6% a +2,3%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +2,5% a +2,6%). L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette principalmente la crescita dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,6%), dei tabacchi (+1,3%) e dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%). Questi aumenti sono stati solo parzialmente compensati dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici regolamentati (-10,1%) e non regolamentati (-1,8%).

L’indice nazionale dei prezzi al consumo scende dello 0,1%

L’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,5% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali non considerati dal NIC, e dello 0,9% su base annua (da +1,2% di marzo); la stima preliminare era del +1,0%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), esclusi i tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento dello 0,8% su base annua.

Sostenibilità: perchè gli italiani stanno attenti al packaging dei prodotti?

Durante l’ultima edizione di Cibus, il Salone Internazionale dell’Alimentazione, è stato presentato un interessante aggiornamento dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo, a cura di Nomisma. L’indagine si è concentrata sui comportamenti di consumo degli italiani, sempre più orientati verso salute, nutrizione e sostenibilità, con un’enfasi sul ruolo del packaging in questo contesto. Nonostante un rallentamento dell’inflazione, gli italiani continuano a gestire le loro spese con cautela. L’88% ha adottato strategie di risparmio per far fronte all’aumento dei prezzi, privilegiando l’acquisto di prodotti in promozione e eliminando il superfluo.

L’attenzione alla riduzione degli sprechi “sposta” la spesa

L’attenzione verso la riduzione degli sprechi e la salute sta influenzando il carrello della spesa, che nel 2024 diventa sempre più orientato verso alimenti sani e sostenibili. Il 46% degli italiani ritiene che l’alimentazione incida sul proprio stato di salute fisica e mentale, mentre il 50% sceglie cibi salutari per sentirsi bene con se stessi e prevenire malattie. In Italia, la domanda di prodotti alimentari free from è in aumento, trainata soprattutto dai prodotti senza zuccheri aggiunti. Gli italiani mostrano anche interesse per i prodotti arricchiti, come quelli con aggiunta di proteine.

Il ruolo della confezione 

La sostenibilità è un criterio importante per il 62% degli italiani nelle scelte di acquisto, influenzando anche i comportamenti di spesa. Il packaging gioca un ruolo cruciale: per il 66% degli italiani, è determinante nella scelta di cibi e bevande, e per il 50% contribuisce a rendere il prodotto più rispettoso dell’ambiente.

Quali sono le caratteristiche della sostenibilità secondo i consumatori?

Le caratteristiche di sostenibilità più ricercate sono la riduzione dell’imballaggio, la riciclabilità e la compostabilità del packaging. Anche le informazioni nutrizionali e la presenza di certificazioni sono importanti per i consumatori.

Inoltre, l’attenzione verso la sostenibilità si riflette anche nei prodotti healthy food, come quelli vegani e vegetariani. Le certificazioni e l’uso responsabile delle risorse sono criteri fondamentali per i consumatori.
La ricerca di Nomisma ha evidenziato che gli italiani cercano principalmente due caratteristiche nei prodotti alimentari benefici per la salute: la presenza di specifici ingredienti e l’assenza di altri. Gli alimenti free from e quelli arricchiti sono sempre più presenti nel carrello degli italiani, soprattutto tra le donne e i giovani sotto i 45 anni.

Imprese: saldo a -11mila nel I trimestre 2024

Tra gennaio e marzo 2024 il bilancio tra aperture e chiusure di attività economiche si è attestato a -10.951 unità, un valore più elevato rispetto allo stesso trimestre degli ultimi tre anni, ma ancora al di sotto della media dell’ultimo decennio (-14mila imprese).

Continua, dopo la frattura pandemica, il percorso di recupero della normalità all’anagrafe delle imprese italiane. Il saldo del trimestre riflette, da un lato, l’accelerazione delle cancellazioni, pari a 117.832, il 7,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2023, e dall’altro, una moderata crescita delle iscrizioni (106.881, il 5% in più dell’anno precedente).
Nel complesso, entrambi i flussi di aperture e chiusure di imprese restano comunque ancora al di sotto della media del periodo pre-pandemia.

A fine anno si concentra il numero di cessazioni

Nel valutare i dati del primo trimestre dell’anno è importante considerare che storicamente questo periodo registra di frequente saldi negativi, principalmente a causa del concentrarsi alla fine dell’anno di un elevato numero di cessazioni di attività.
Un fenomeno di natura tecnico-amministrativa che estende i propri effetti sugli archivi camerali anche nelle prime settimane del nuovo anno, influenzando il dato del primo trimestre.

Il bilancio di avvio dell’anno ha avuto maggiori ripercussioni soprattutto sulle imprese individuali, che hanno registrato una diminuzione di 15.755 unità rispetto alla fine di dicembre (-0,52%). La diminuzione delle società di persone è stata meno significativa in termini assoluti (- 6.352), ma superiore in termini relativi a quella delle imprese individuali (-0,74%). 
Nota positiva, seppur attenuata rispetto all’anno precedente, dalle società di capitali che hanno registrato una crescita di 12.112 unità (+0,65%).

Settori: più attività professionali meno commercianti

Durante il primo trimestre 2024, diversi settori hanno manifestato una crescita significativa, mentre altri hanno fatto segnare una riduzione del loro perimetro. Le attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.699 imprese, +1,09% vs dicembre 2023), insieme a quelle finanziarie (+694, +0,51%) e al noleggio e servizi di supporto alle imprese (+935 imprese, +0,43%), si sono distinte per un aumento della compagine imprenditoriale. 

Sul versante opposto, le riduzioni più apprezzabili nel numero di attività hanno riguardato il commercio (-9.998, -0,71%), l’agricoltura (-6.010, -0,85%) e la manifattura (-3.123, -0,61%).

Saldi negativi da Nord a Sud

Questi dati evidenziano sfide specifiche che tali settori stanno affrontando, forse dovute a cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, alle politiche agricole o, più in generale, all’impatto delle fluttuazioni economiche globali.

In termini territoriali, tutte e quattro le principali macro-ripartizioni hanno registrato saldi negativi, con il Centro che segnala l’arretramento più contenuto del trimestre (-0,11% contro la media di -0,18%) e il Sud e le Isole per la migliore tenuta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: -0,16% contro -0,15% dell’anno scorso.
Tra le regioni, solo Lazio e Basilicata hanno registrato un saldo positivo, rispettivamente di 993 e 32 imprese. Al contrario, Piemonte (-1.934 unità) e Veneto (-1.518) hanno sperimentato le riduzioni più sensibili in termini assoluti.

Internet of Things: nel 2023 cresce del +9% e sfiora i 9 miliardi di euro 

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato italiano dell’Internet of Things nel 2023 raggiunge un valore di 8,9 miliardi di euro, (+9%), di cui la fetta più grande è rappresentata dalla Smart Car, con un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro (18% del totale).

Seguono le applicazioni IoT nel mondo utility (Smart Metering e Smart Asset Management, 1,38 miliardi, +1%), Smart Building (1,3 miliardi, -1%), Smart City (950 milioni, +15%), Smart Factory (905 milioni, +16%), Smart Home (810 milioni, + 5%), Smart Logistics (770 milioni, +8%), Smart Agricolture (570 milioni, +6%) e Smart Asset Management (330 milioni, +7%).
Nel 2023 sono stati installati altri 750.000 contatori gas connessi, l’87% del parco complessivo,1,7 milioni contatori elettrici di seconda generazione (71%), 850.000 contatori smart per l’acqua (17%).

I numeri degli oggetti connessi

Gli oggetti connessi attivi in Italia sono 140 milioni, poco più di 2,4 per abitante. Inoltre A fine 2023 si contano 41 milioni di connessioni IoT cellulari (+5% rispetto al 2022) e 100 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+17%).
Tra queste, una spinta importante arriva dalle reti LPWA (Low Power Wide Area) che passano da 2,4 milioni a 3 milioni di connessioni.

Parallelamente, l’offerta di soluzioni IoT continua a evolvere, con un numero crescente di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati dagli oggetti connessi, grazie ai quali è possibile integrare l’offerta con nuovi servizi di valore.
Questo approccio ha un impatto diretto sui numeri del mercato: i servizi raggiungono quota 4 miliardi di euro (+14%).

“Sfruttare l’enorme potenziale dell’integrazione con l’AI”

Due grandi sfide che il mercato dovrà affrontare riguardano l’integrazione tra IoT e Intelligenza Artificiale e la sostenibilità.

“È infatti proprio grazie all’effettiva capacità di sfruttare l’enorme potenziale derivante dall’integrazione tra IoT e AI che si porranno le basi per lo sviluppo del mercato futuro, grazie a nuovi scenari di utilizzo e ai numerosi benefici derivanti dall’impiego di dispositivi sempre più intelligenti – afferma Angela Tumino, Direttrice dell’Osservatorio -. Anche la sostenibilità è sempre più al centro dell’attenzione di imprese e cittadini, e l’IoT può giocare un ruolo importante”.

Lo stop agli incentivi rallenta l’industrial IoT

Nonostante la crescita del valore di mercato, nel 2023 si assiste a un rallentamento nel lancio di nuovi progetti Industrial IoT, con il 18% delle grandi aziende ha avviato progetti nel corso dell’ultimo anno rispetto al 31% del 2022 e al 21% del 2021.
Un calo imputabile soprattutto al dimezzamento degli incentivi, che ormai hanno un impatto diretto sull’avvio di nuovi progetti.

“A testimonianza di ciò – evidenzia Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -, quasi la metà delle imprese (48%) ha attribuito un ruolo chiave agli incentivi nella decisione di attivare progettualità di Smart Factory in passato. Nel biennio 2024-25, grazie al nuovo Piano di Transizione 5.0 che prevede lo stanziamento di 6,3 miliardi di euro, ci si augura che questa tendenza potrà essere finalmente invertita”.

Outplacement: servono 4 mesi per trovare un nuovo lavoro

Le statistiche evidenziano che rispetto al 2022 è triplicato il numero di persone ricollocate attraverso un’attività autonoma, passate dal 10% al 30%.
Inoltre, si riduce il tempo medio di ricollocazione per chi ha perso il proprio lavoro e chiede un aiuto per ritrovarlo. Nel 2023 sono bastati 4 mesi per trovare un nuovo impiego, il 5% in meno rispetto all’anno precedente.

Ad affermarlo è l’ultimo report di Uomo e Impresa, la società di Outplacement del Gruppo Umana, che realizza annualmente un’indagine nazionale sul supporto individuale alla ricollocazione professionale, analizzando i profili delle persone coinvolte nelle attività di reinserimento lavorativo e consulenza di carriera.

Cala la ricollocazione a tempo indeterminato

Secondo il report, la ricollocazione con rapporti a tempo determinato è rimasta stabile, mentre è calata quella con contratti a tempo indeterminato. Gli uomini che hanno cercato un nuovo lavoro nel 2023 (56%) hanno superato le donne (44%), in controtendenza rispetto all’anno precedente. Inoltre, come spiegano gli specialisti di Outplacement e career coach di Uomo e Impresa, a essere ricollocati in maggior numero sono stati gli over 50, passati dal 53% al 59% del totale.

È poi cresciuto il numero degli under 40 (dal 15 al 18%), mentre sono diminuiti 40enni e 50enni che hanno cercato di reinserirsi nel mondo del lavoro, passati dal 32 al 23%.

L’identikit dei candidati

I candidati rivolti a Uomo e Impresa per riprendere l’attività lavorativa hanno perlopiù un’età matura e sono in prevalenza impiegati (40%), seguiti da dirigenti (26%), quadri (24%), operai (10%), provenienti soprattutto dall’Area Commerciale/Marketing (29%), ICT (18%), Amministrazione (16%), Operation (15%) e Produzione (14%). 

I principali settori di ricollocazione sono stati metalmeccanico, impianti, elettronica (25%), commercio e servizi (16%), ICT (15%), tessile (15%) e alimentare (14%).

“Uno strumento strategico per la transizione di carriera”

“Non solo è sceso il tempo medio di reinserimento lavorativo, ma la soddisfazione dei candidati per il nuovo impiego è complessivamente aumentata – commenta Roberta Bullo, direttore generale di Uomo e Impresa -: il 30%, infatti, lo ritiene superiore, e il 55% in linea con il precedente. Un risultato che noi di Uomo e Impresa riteniamo fondamentale. Un trend positivo degli ultimi 5 anni, ottenuto attraverso un ascolto costante e percorsi di coaching sempre più innovativi, che valorizzano le qualità e le competenze di ciascun candidato. L’outplacement si conferma così uno strumento strategico per la transizione di carriera, l’employability delle persone e il supporto alla stabilità professionale”.

Supply Chain Finance: un mercato potenziale da 563-575 miliardi

Dopo aver raggiunto 560 miliardi di euro nel 2022, con una crescita del +10,2% sull’anno precedente, il mercato potenziale del credito di filiera in Italia prosegue la sua espansione nel 2023, con una crescita stimata tra lo 0,5% e il 3%, per attestarsi su un valore di 563-575 miliardi di euro di crediti commerciali complessivi.
Circa un quarto del mercato potenziale è già servito da soluzioni di Supply Chain Finance (23%), che nel 2023 raggiungono un valore di circa 130 miliardi di euro.

Tra inflazione e aumento dei tassi d’interesse, nel 2023 si è ridotta la liquidità delle imprese italiane, e il Supply Chain Finance ha acquisito un nuovo ruolo strategico per l’accesso al credito, permettendo di finanziare il capitale circolante facendo leva sul ruolo e le relazioni della filiera.
Emerge dall’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano.

Le soluzioni più usate

Tra le soluzioni più utilizzate nel 2023, il Factoring (la cessione di crediti commerciali a operatori specializzati), stabile a 60,4 miliardi di euro, e l’Anticipo Fattura, anch’esso stabile a 54 miliardi.

Segue a distanza il Reverse Factoring (la partnership per favorire la cessione delle fatture ai fornitori sfruttando il merito creditizio del cliente), in crescita record del +10% (8,9 miliardi), il Confirming (la soluzione in cui il debitore cedente rilascia all’operatore finanziario un’autorizzazione al pagamento dei fornitori), a 1,6 miliardi di euro (-2%), e il Purchase Order Finance (l’utilizzo di un ordine ricevuto da un cliente con elevato merito creditizio come garanzia per un finanziamento), in aumento del 1% (1,1 miliardi di euro).

Aumenta la conoscenza e l’adozione degli strumenti

Nonostante abbiano ancora volumi limitati, crescono in modo sensibile la Carta di Credito B2B (+13%, 3,5 miliardi di euro), il Dynamic Discounting (che consente il pagamento anticipato a fronte di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo, +32%, 0,7 miliardi) e l’Invoice Trading, marketplace per la cessione del credito, che consente a terze parti di investire nelle fatture emesse dalle aziende (+24%, 0,5 miliardi).

Si evidenzia, inoltre, una nuova soluzione di Supply Chain Finance, il Buy Now Pay Later B2B, una modalità di pagamento che consente alle imprese clienti di un grande fornitore capofiliera di acquistare i prodotti o servizi posticipando il pagamento di 30, 60 o 90 giorni rispetto ai termini di pagamento tradizionali.

Un elemento chiave per offrire un accesso agevolato al credito

“Nel corso del 2023, il rallentamento macroeconomico tra tensioni geopolitiche e inflazione ha introdotto nuove sfide per le catene di approvvigionamento globali, mentre l’incessante aumento dei tassi d’interesse ha ulteriormente innalzato i costi di finanziamento per le imprese – afferma Federico Caniato, Direttore dell’Osservatorio -. In questo scenario complesso, il Supply Chain Finance è un elemento chiave per offrire un accesso agevolato al credito per le imprese in difficoltà. Un alleato in grado di soddisfare il bisogno di liquidità e finanziare il capitale circolante, sfruttando le relazioni di filiera che potrebbero ridurre il costo del capitale”.

Le ricerche lo confermano: la sostenibilità è il nuovo trend dei consumi

Sono diverse le indagini che studiano i comportamenti di consumo degli italiani, che grazie ‘all’effetto Greta’ e alle numerose iniziative connesse all’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, si dimostrano sempre più informati sulle pratiche sostenibili.

Oggi la sostenibilità non solo è un trend per le aziende, ma anche per i cittadini che la considerano una bussola per le proprie azioni quotidiane.
Ad esempio, da uno studio condotto nel 2023 dalla Fondazione Fratelli Tutti, emerge che il 78% del campione afferma di conoscere bene o discretamente la sostenibilità economica, sociale e ambientale. La contrario, il 22% dichiara di averne una conoscenza superficiale o di non sapere cosa sia.

Dal 2002 le pratiche di consumo responsabile crescono del +219%

I dati dell’Osservatorio per la Coesione e l’Inclusione Sociale rilevano come nel triennio 2018-2020 circa due terzi della popolazione italiana segua pratiche di consumo responsabile, con un incremento del +219% rispetto al dato contenuto nel rapporto Iref del 2002.

D’altra parte, si assiste alla polarizzazione delle pratiche tra i cittadini interessati e attivi (circa 60%) e gli ‘indifferenti’ che, pur essendo informati, dichiarano in modo crescente di non essere interessati a pratiche di consumo sostenibile.
Ma perché se la sostenibilità si sta affermando come tema centrale nella comunicazione, molti cittadini si dichiarano ‘indifferenti’?

Quali sono gli ostacoli alle scelte sostenibili?

Insomma, cosa frena le persone dal comportarsi in modo responsabile? La ricerca di Fondazione Unipolis e condotta da NeXt Economia cerca di dare una risposta a questa domanda, indagando le cause del perché nel corso del tempo un crescente numero di persone esprima la volontà di adottare abitudini di consumo sostenibili, ma la volontà non sempre trovi riscontro nella pratica e quindi nei comportamenti d’acquisto.

Secondo una ricerca di Procter & Gamble Italia insieme all’Istituto Piepoli, il tempo e la praticità sembrano essere i principali ostacoli alle scelte sostenibili, che insieme alle asimmetrie informative influiscono sulla percezione e l’effettiva importanza di un’azione concreta.

Un questionario per rilevare livelli di consapevolezza e forme di partecipazione

Il questionario ‘Indicatori per un nuovo paradigma economico sostenibile’ messo a punto dall’indagine, oltre a monitorare negli anni lo stato di avanzamento del nuovo paradigma economico fra i cittadini italiani, vuole rilevare i diversi livelli di consapevolezza e le diverse forme di partecipazione. 

La compilazione sarà possibile attraverso il modulo online fino al 29 marzo 2024. La partecipazione del maggior numero di persone sarà fondamentale per approfondire le cause che non permettono una massiccia partecipazione dei cittadini alle azioni quotidiane di consumo responsabile. Nonché a implementare strategie per una crescente diffusione dei principi e dei valori di sostenibilità.

Italia, quinto Paese al mondo più colpito da ransomware

Le frodi informatiche stanno registrando una rapida accelerazione, specie sulle piattaforme più popolari come Facebook e Whatsapp e su quelle di criptovalute. Lo rivela l’ultimo rapporto sulla sicurezza informatica di Swascan, realtà del Tinexta Group. Strumenti digitali di uso comune, tra cui il pacchetto Office 360 (17,8%), Facebook (11,5%) e WhatsApp (3,9%), sono diventati i principali bersagli dei cybercriminali. 

“Attaccati” anche programmi come Office365

Il report rivela che l’Italia è tra i cinque paesi più colpiti a livello globale dagli attacchi ransomware, che possono “infettare” dispositivi come PC, tablet, smartphone e smart TV, bloccando l’accesso ai dati fino al pagamento di un riscatto.

I comuni programmi software, i social network, le app di messaggistica istantanea e persino le criptovalute e i portafogli digitali sono sempre più soggetti ad attacchi da parte dei criminali informatici, in particolare attraverso il phishing. Il rapporto “Threatland” di Swascan evidenzia che i programmi più colpiti a livello mondiale sono Office365 (17,8%), Facebook (11,5%), WhatsApp (3,9%), Outlook (2,4%) e “Crypto/Wallet” (2,1%), confermando che il phishing è la tipologia di cyberattack più diffusa a livello globale.

Attacchi sempre “più subdoli e aggressivi”

Il phishing sfrutta tecniche sofisticate, soprattutto attraverso e-mail o messaggi ingannevoli, per ingannare gli utenti e ottenere informazioni riservate. Nel secondo semestre del 2023, riferisce Adnkronos, sono stati registrati a livello mondiale ben 448.665 portali dedicati al phishing. Il CEO di Swascan, Pierguido Iezzi, sottolinea la rapida evoluzione di questa realtà digitale, con attacchi sempre più subdoli e aggressivi, facilitati dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale.

La cybersecutrity è una priorità 

Iezzi afferma che la cybersecurity è diventata una priorità ineludibile, e le aziende devono investire per rafforzare le misure di sicurezza dei loro sistemi informatici. Sottolinea l’importanza di un impegno volto a garantire resistenza e resilienza non solo per il tessuto produttivo del paese, ma anche per l’intero sistema Italia. Le organizzazioni, soprattutto le PMI, devono essere supportate attraverso collaborazioni pubblico-privato e incentivi finanziari per contrastare le minacce cibernetiche.

Le PMI italiane le più colpite

Riguardo al ransomware, il rapporto evidenzia che in Italia nel 2023 il 77% delle vittime è rappresentato da piccole e medie imprese con un fatturato inferiore a 250 milioni di dollari. Nel secondo semestre gli attacchi ransomware hanno registrato un deciso aumento (+44%), portando l’Italia dall’11º al 5º posto tra i paesi più colpiti al mondo, con 88 attacchi totali.

Lockbit è stato il gruppo di hacker più attivo a livello globale, con 526 attacchi, di cui 18 in Italia, prima di essere recentemente bloccato dalle autorità di USA, Gran Bretagna ed Europol. I settori italiani maggiormente colpiti includono servizi (21%) e manifatturiero (20%), seguiti da sanità (11%) e tecnologia (9%). L’analisi sottolinea la pervasività della minaccia ransomware anche in settori come servizi pubblici, logistica, lusso e alimentare. La maggior parte delle aziende colpite (58%) ha un numero di dipendenti compreso tra 1 e 50, concentrandosi principalmente nel Nord (56%) e nel Centro Italia (37%).