Lavoro, arriva un nuovo strumento per “leggere” il mismatch italiano 

E’ un dato di fatto. nel nostro Paese esiste una concreata difficoltà nel far incontrare domanda e offerta di lavoro. Si tratta del cosiddetto mismatch, che ormai da anni caratterizza il mercato del lavoro di casa nostra. Che fare quindi? Quali strumenti mettere in atto? Ora un primo passo è stato fatto: con la pubblicazione del primo report congiunto sul disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, prende il via la collaborazione strategica tra CNEL e Unioncamere. L’obiettivo è fornire un quadro chiaro delle tendenze occupazionali in Italia, offrendo dati aggiornati e analisi capaci di orientare politiche pubbliche e scelte formative.

Il documento, basato sui dati Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, si articola in due sezioni: una dedicata alla previsione a breve termine (primo semestre 2025), l’altra con uno sguardo al medio periodo (2025–2029), includendo anche agricoltura e pubblica amministrazione.

Le PMI guidano le dinamiche occupazionali del 2025 

Nel primo semestre 2025, sono le micro e piccole imprese a trainare il mercato del lavoro, soprattutto nei comparti dei servizi. Il turismo, la ristorazione e il commercio mostrano un deciso incremento delle assunzioni. In controtendenza, calano le previsioni nei settori innovativi come l’ICT (-13,4%) e i servizi avanzati alle imprese (-8,8%).

Complessivamente, il settore terziario assorbirà oltre il 72% dei contratti previsti (2,94 milioni). Le difficoltà di reperimento delle figure professionali, però, restano elevate: il 48% delle posizioni è difficile da coprire, con punte oltre il 59% nella meccanica e nell’elettronica.

Mancano soprattutto i profili tecnici e specializzati

Una delle concrete cause del mismatch è rappresentata dalla carenza di competenze specialistiche. Le imprese cercano profili tecnici e scientifici, ma la domanda si concentra sempre più su figure a bassa e media qualificazione.

Il problema del mismatch – il divario tra profili richiesti e disponibili – è particolarmente grave in ambiti ad alta intensità tecnologica. Che poi sono quelli a maggiore crescita.

Le prospettive per il prossimo quinquennio 

Nel quinquennio 2025–2029, si stima un fabbisogno tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. Oltre il 74% delle nuove assunzioni riguarderà i servizi, con un picco nei servizi alla persona (fino a 826mila posti). Solo il 3% delle opportunità sarà nell’ICT.

Per affrontare il disallineamento, il presidente del CNEL Renato Brunetta sottolinea la necessità di “investire in istruzione e competenze scientifiche”. Andrea Prete, presidente di Unioncamere, invita a “rafforzare l’orientamento scolastico e tecnico”. Anche la consigliera CNEL Marcella Mallen richiama l’attenzione sull’urgenza di politiche mirate e investimenti nel capitale umano.